giovedì 2 marzo 2017

Se nel 2009 avessi investito in queste 3 azioni, oggi saresti milionario



In questo articolo voglio darvi un assaggio degli straordinari profitti che si possono ottenere sul mercato azionario. Non parlo di speculazione, analisi tecnica, scalping, intraday o qualsiasi altro metodo orientato al breve e brevissimo periodo; tentare di prevedere come si muoveranno i mercati con un orizzonte temporale a breve termine non è un metodo sostenibile per approcciare i mercati finanziari. Il modo più redditizio e sostenibile per investire in azioni è attraverso l'analisi fondamentale, ovvero la valutazione delle reali caratteristiche, condizioni e prospettive economiche delle aziende quotate in borsa; l'orizzonte temporale all'interno del quale vanno effettuati questi investimenti è il lungo e lunghissimo periodo. L'obbiettivo è ottenere un apprezzamento del nostro capitale attraverso la crescita dell'economia reale. E' necessario ricordare che un titolo azionario non è un biglietto della lotteria; esso rappresenta una quota di partecipazione alla proprietà dell'azienda.
Se siamo in grado di valutare le aziende in modo appropriato, gli investimenti che ne derivano potranno portarci rendimenti straordinari.

Tutti sappiamo che il biennio 2008-2009 è stato uno dei periodi più neri della storia finanziaria mondiale. Sotto la pressione di investitori in panico, l'indice S&P 500 ha perso oltre il 50% del suo valore. In quella situazione caotica governata dalla paura, sono state poche le persone abbastanza coraggiose (o intelligenti) da acquistare azioni. Uno di questi era Warren Buffett; mentre tutti vendevano in preda al panico, l'oracolo di Omaha acquistava a mani basse enormi quantità di azioni a prezzi bassissimi. Uno dei titoli che ha acquistato è stato Bank of America, una banca che a causa della crisi (di cui, tra l'altro, era in buona parte colpevole) si trovava sull'orlo del fallimento. Il valore di borsa era crollato dai 52 dollari dell'ottobre 2007 a 3 dollari nel marzo 2009 e Buffett fu uno dei pochissimi abbastanza abili da acquistare le azioni Bank of America in quel periodo, forte delle sue convinzioni riguardo la solidità della banca. Oggi la quotazione tocca i 25,50$.
[Il grafico sottostante proviene dal sito amigobulls.com]

Se avessi investito nel marzo 2009, quando la quotazione ha toccato i 3$, avresti ottenuto un rendimento del 30% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Ciò significa 10.000$ sarebbero diventati oltre 84.000$; 50.000$ oggi varrebbero oltre 423.000$; e 100.000$ sarebbero quasi 850.000$, il tutto senza contare i dividendi.


Bank of America era un'azienda enorme sia prima della crisi che dopo la crisi. Ma ora consideriamo un'azienda che nel 2008 era ancora piccola e prettamente sconosciuta: Netflix Inc.
Investire in piccole aziende con grandi prospettive è una delle strategie più imitate, in quanto esse possono offrire rendimenti a dir poco straordinari. Sono molti gli investitori che tentano di diventare ricchi investendo in business molto piccoli, nella speranza che essi possano divenire aziende di grande successo. Questa è evidentemente una strategia molto rischiosa, ma bastano pochi investimenti ben fatti (anche solo uno) per renderti ricco. Un esempio è Netflix Inc (il seguente grafico proviene dal sito amigobulls.com):

Nel marzo 2009 (quando lo S&P 500 toccò il suo punto minimo), il prezzo di un'azione Netflix si aggirava intorno ai 5 dollari. Oggi la quotazione sfiora i 140 dollari. Ciò significa che acquistando nel marzo 2009 avresti ottenuto un rendimento di oltre il 50% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Se avessi investito 10.000$ in Netflix nel marzo 2009, oggi il tuo capitale si sarebbe apprezzato ad oltre 280.000$. Se avessi investito 50.000$, oggi possiederesti oltre 1 milione e quattrocentomila dollari. E se avessi acquistato azioni Netflix per un valore di 100.000$, oggi sarebbero diventati oltre 2 milioni e ottocentomila dollari.


Vi ho presentato le performance messe a segno da due titoli azionari negli ultimi otto anni. Otto anni è un periodo di tempo relativamente lungo; ma la verità è che quando acquistiamo un titolo azionario dovremmo essere convinti di volerlo tenere in portafoglio per molto più tempo. Finché un'azienda genera ricchezza e redditività per i propri azionisti, non dovremmo mai venderne le azioni. Il nostro orizzonte temporale dovrebbe essere "per sempre", perché è solo così che si può sfruttare al massimo il principio dell'interesse composto. A sostegno delle mie asserzioni, vi propongo un terzo titolo azionario: Nike Inc.
Il titolo azionario della famosa azienda produttrice di scarpe sportive ha generato un rendimento di oltre 20% medio annuo composto dal giorno in cui è stata quotata fino ad oggi. Nel 1987 il prezzo di un'azione Nike era di appena venti centesimi di dollaro. Oggi, dopo 30 anni, la quotazione sfiora i 60 dollari (con un picco recente di 67 dollari). 10.000$ investiti in azioni Nike nel 1987, oggi sarebbero diventati ben 3 milioni e 45 mila dollari. 50.000$ investiti nel 1987 oggi avrebbero aumentato il loro valore fino a 15 milioni e 224 mila dollari. E 100.000$ oggi sarebbero aumentati di valore fino a raggiungere l'assurda cifra di 30 milioni e 500 mila dollari. Questo è il potere dell'interesse composto.
Nel grafico qui di seguito (dal sito amigobulls.com) potete osservare la performance del titolo Nike negli ultimi dieci anni:


Volete un'altro esempio? Se aveste investito 10.000$ in azioni Amazon nel 1997 (quando la quotazione si attestava a 1,50$), oggi possiedereste oltre 5 milioni e 600 mila dollari.
E' doveroso considerare che queste eccezionali occasioni non solo sono rare, ma anche molto difficili da individuare; forse nessuno è in grado di riconoscerle con precisione ed esattezza. Credo che alcune volte è necessario imparare ad apprezzare il ruolo che la fortuna ha in questo genere di cose. E' pur vero che un bravo investitore è in grado di compensare la ceca incertezza della fortuna con le certezze derivanti dalle sue conoscenze ed abilità; forse la bravura di un'investitore si vede proprio dalla sua capacità di eliminare la fortuna dell'equazione. Perché ogni battaglia deve essere già vinta in partenza.



ARTICOLI CORRELATI:

Questa è la differenza fondamentale tra ricchi e poveri

Il miglior investimento che potrete mai fare (secondo un uomo da 3 triliardi di $).

Come ridurre il rischio dell'investimento sfruttando a proprio vantaggio la volatilità del mercato



Una delle principali preoccupazioni per ogni investitore è quella di ridurre al minimo il rischio dell'investimento. In particolare, il principale rischio del mercato azionario è legato alle sue ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni; questa eccessiva volatilità è la prima fonte di rischio in un investimento sul mercato azionario. Pertanto, ogni investitore di borsa ha bisogno di sviluppare tecniche adatte ad estirpare per quanto possibile tale imprevedibilità dei titoli azionari.
Spesso siamo portati a considerare la volatilità come un ostacolo ai nostri obbiettivi d'investimento, in quanto essa accresce il rischio. Eppure non deve essere così. In questo articolo vi parlerò di una particolare tecnica di gestione del portafoglio che permette di diminuire il rischio dell'investimento proprio grazie alla tanto temuta volatilità. Ma come si fa a trasformare la volatilità in un vantaggio che possa garantirci maggiori certezze e minori rischi? Prima di rispondere voglio scrivere una piccola introduzione.
Generalmente la volatilità viene considerata come un nemico dell'investitore, il quale pertanto si impegna per cercare di estirparla completamente. Ovviamente, la volatilità non è estirpabile, pertanto molto spesso l'investitore si impegna in una battaglia inutile contro forze più grandi di lui che non potrà mai vincere. La cosa importante è riuscire a comprendere che la volatilità è una delle caratteristiche naturali del mercato azionario; cercare di imporsi forzatamente contro di essa non potrà mai dare buoni esiti. Se non possiamo battere la volatilità, allora cosa dobbiamo fare per diminuire il rischio dell'investimento? Semplicemente dobbiamo assecondare la volatilità. Dobbiamo accoglierla e sfruttarla a nostro vantaggio: è assurdo pensare di poter adattare il mercato azionario alle nostre necessità. Siamo noi investitori che dobbiamo adattarci al mercato azionario.
Il Dollar Cost Averaging (DCA) ci permette di assecondare la volatilità ed adattarci ad essa, diminuendo il rischio del nostro investimento. Questa tecnica di gestione del portafoglio ci da la possibilità di trasformare le ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni del mercato azionario in un vantaggio facilmente sfruttabile.

Il primo ad aver utilizzato la tecnica del DCA è stato Benjamin Graham, padre del Value Investing e mentore di Warren Buffett.
In molte occasioni Buffett ha affermato che la cosa migliore che si può fare in borsa è acquistare azioni in maniera costante sul lungo periodo, in modo da distribuire il rischio su un arco temporale maggiore. Con queste parole l'oracolo di Omaha si riferiva proprio al Dollar Cost Averaging.

Il DCA consiste nell'investire, ad intervalli regolari di tempo, la stessa somma di denaro per acquistare un particolare strumento finanziario. Gli intervalli di tempo possono essere di diversa entità: mensili, trimestrali, semestrali o annuali.
L'obbiettivo è distribuire il rischio esponendoci a condizioni di mercato diverse; è evidente che acquistare tutte le azioni che desideri in un singolo momento rappresenta un rischio maggiore, in quanto non puoi avere la certezza di stare effettivamente acquistando al prezzo più vantaggioso, né puoi essere a conoscenza delle condizioni di mercato che influenzeranno il tuo investimento. Magari ti stai proprio inserendo nel momento peggiore in assoluto e non lo sai. Il Dollar Cost Averaging permette di eliminare questa preoccupazione; attraverso il DCA ci inseriremo in più momenti, sperimentando diverse condizioni di mercato. Non avremo acquistato l'intero nostro pacchetto ad un singolo prezzo; l'avremo acquistato a tanti prezzi diversi, di cui possiamo calcolare la media.
Il vero vantaggio di questa tecnica consiste nel fatto che non è più necessario preoccuparsi di stare investendo nel momento giusto o sbagliato; non è necessario cercare di comprendere quando inserirsi e quando stare fuori.
Un'altra caratteristica tipica del Dollar Cost Averaging consiste nella possibilità di acquistare una maggiore quantità di azioni quando il prezzo è basso, ed una minor quantità quando il prezzo aumenta. Ciò permette di abbassare il prezzo medio d'acquisto, aumentando le nostre possibilità di profitto.

Ora facciamo un'esempio. Immaginiamo di voler investire 1000$ fissi ogni mese in uno strumento finanziario X (che può essere un singolo titolo azionario, un ETF o un fondo d'investimento). Assumiamo un periodo di 5 mesi; ogni inizio del mese effettuiamo il nostro acquisto ai seguenti prezzi di mercato:

Mese 1: 50$

Mese 2: 35$

Mese 3: 27$

Mese 4: 38$

Mese 5: 52$

Ogni inizio del mese investiamo esattamente 1000$. E' logico che quando il prezzo è più basso potremo acquistare un maggior numero di azioni rispetto a quando il prezzo è più alto. Vediamo.

Mese 1: 1000$/50$ = 20 azioni acquistate

Mese 2: 1000$/35$ = 28,57 azioni acquistate

Mese 3: 1000$/27$ = 37,03 azioni acquistate

Mese 4: 1000$/38$ = 26,31 azioni acquistate

Mese 5: 1000$/52$ = 19,23 azioni acquistate

In totale avremo acquistato circa 131,14 azioni. Calcolando la media ponderata, scopriamo che il prezzo medio d'acquisto è 38,12$. Considerando che il prezzo attuale (al mese 5) è di 52$, possiamo vantare un ottimo profitto. Se avessimo investito l'intera somma (5000$) in un singolo momento, avremo potuto ottenere un profitto maggiore così come un profitto minore; ma visto che nessuno è in grado di prevedere come si muoveranno le quotazioni, il metodo del Dollar Cost Averaging permette di accrescere le nostre certezze.

E' importante considerare che il DCA non elimina il rischio dell'investimento; può solo contribuire ad attenuarlo.



ARTICOLI CORRELATI:

Guida completa al Value Investing

Questa è la differenza fondamentale tra ricchi e poveri

martedì 28 febbraio 2017

Warren Buffett: "Attualmente non c'è alcun rischio bolla sul mercato. I prezzi delle azioni sono bassi e sottovalutati"



Il mercato azionario Usa è chiaramente sopravvalutato. Attualmente i prezzi delle azioni non riflettono le reali condizioni economiche delle aziende quotate. L'eccessivo ottimismo che negli ultimi periodi ha pervaso il mercato ha spinto le quotazioni a livelli insostenibili. Siamo in una bolla speculativa ed essa sta per scoppiare, la borsa non può salire all'infinito se non è sostenuta dall'economia reale.

Da oramai oltre un anno, le affermazioni che ho elencato qui sopra si sentono sempre più spesso. Gran parte degli investitori in tutto il mondo sono convinti che attualmente il mercato azionario statunitense è vicino al suo picco massimo, il quale sarà seguito da una fase ribassista. E' fisiologico.
E' di alcuni giorni fa la notizia uscita sul Sole 24 Ore secondo cui il 78% dei gestori considera il listino Usa chiaramente sopravvalutato. Ma cosa significa sopravvalutato? Significa semplicemente che i prezzi delle azioni non riflettono le reali condizioni e caratteristiche economiche attuali delle aziende quotate, pertanto ci si aspetta una fase ribassista che riporti le quotazioni a livelli ragionevoli. Ma cosa ha spinto le quotazioni a livelli così sopravvalutati? Possiamo individuare principalmente due cause:
1) la crescita dell'inflazione; quest'ultima tende a sfavorire il mercato obbligazionario. Di conseguenza i capitali si spostano verso il mercato azionario per mancanza di alternative. Tuttavia quanto può durare questa situazione? Dopotutto il mercato obbligazionario oggi è reduce da una fase rialzista che dura da decenni; inoltre, secondo molte stime basterebbe che il rendimento dei bond governativi a dieci anni toccasse la soglia del 3,5-4% ed il mercato azionario rischierebbe una pesante fase ribassista, in quanto i capitali tenderebbero a spostarsi maggiormente verso le obbligazioni.
2) Le promesse di Donald Trump; gli stimoli fiscali ed i tagli alle tasse che quest'ultimo ha promesso, potrebbero generare una forte crescita dei profitti aziendali. Tuttavia, secondo molti analisti questa crescita dei profitti (ancora comunque molto incerta) è stata già scontata dagli attuali prezzi di mercato.

Dall'inizio di novembre i piccoli risparmiatori sono stati pervasi da un irrefrenabile ottimismo. Il problema è che questo ottimismo ha spinto il mercato a livelli chiaramente sopravvalutati, il che è pericoloso.
Ma come facciamo a capire se i prezzi di mercato sono sopravvalutati o meno rispetto alle reali condizioni economiche (e quindi al reale valore) delle aziende corrispondenti? Generalmente si guarda al rapporto Prezzo/Utili. Quest'ultimo è il rapporto tra il prezzo di un titolo e l'utile per azione corrispondente (l'utile per azione si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni circolanti, in modo da capire quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti aziendali vengono corrisposti agli azionisti sotto forma di dividendi). Ad esempio un rapporto Prezzo/Utili di 15 significa che il prezzo di un titolo azionario è pari a 15 volte l'utile per azione. Qui di seguito vi mostro l'andamento del rapporto Prezzo/Utili medio dell'indice S&P 500 (dal sito multpl.com).


Attualmente il rapporto Prezzo/Utili dello S&P 500 è di oltre 26. Il che è abbastanza alto se pensate che generalmente ogni valore superiore a 15 è considerato sopravvalutato. In base ai dati storici possiamo facilmente ricavare che ogni qualvolta il rapporto Prezzo/Utili ha superato quota 20, il mercato è andato incontro ad una fase ribassista (in modo da riportare le quotazioni a livelli ragionevoli). Senza dubbio il valore attuale è ampiamente superiore alla media storica; tutto ciò è preoccupante se consideriamo che (come dice Jhon C Bogle) la regola di ferro dei mercati azionari è proprio il ritorno alla media. Analizzando il grafico soprastante possiamo notare che dopo il 1980/81, il rapporto Prezzo/Utili ha iniziato una salita verso livelli mai raggiunti prima. Perché? In parte a causa della famosa bolla delle Dot-com. Ma possiamo ragionevolmente teorizzare un'ulteriore causa: il ribasso dei rendimenti obbligazionari. Il seguente grafico (dal sito tradingeconomics.com) mostra come si è mosso il rendimento dei titoli di stato Usa dal 1912 ad oggi:

E' estremamente evidente come dal 1981 fino ad oggi i rendimenti non hanno fanno altro che scendere costantemente. E con le obbligazioni che rendono sempre meno, ne deriva che sempre più capitali si spostano verso le azioni in cerca di maggiori rendimenti. Ciò avrebbe portato il rapporto Prezzo/Utili a livelli sempre più alti.

Tutto ciò che vi ho spiegato sarà utile per comprendere meglio le recenti affermazioni di Warren Buffett.
In una recente intervista alla CNBC, l'oracolo di Omaha non solo ha affermato che non c'è alcun rischio bolla sul mercato azionario; ha addirittura detto che attualmente i prezzi delle azioni sono piuttosto bassi e sottovalutati. Il motivo di ciò sarebbe da ricercare nel rendimento estremamente basso legato ai titoli di stato Usa (circa 2,3% per quello decennale). Se il rendimento delle obbligazioni governative salisse, le azioni diverrebbero più dispendiose; in particolare, se il rendimento raggiungesse quota 7-8% annuo, i prezzi delle azioni sarebbero estremamente alti.
E' facile comprendere l'idea che sta alla base di queste affermazioni: se il rendimento dei titoli di stato è troppo basso, sempre più capitali si spostano verso il mercato azionario per cercare di ottenere rendimenti più alti. Ma esattamente qual'è la relazione o il calcolo che lega il prezzo delle azioni con il rendimento dei titoli di stato? Come fa Buffett a valutare se il prezzo di un'azione è sottovalutato o sopravvalutato basandosi sul rendimento dei titoli di stato? Per rispondere è necessario introdurre alcune precisazioni.

Uno dei concetti che stanno alla base del Value Investing (vedi Guida completa al Value Investing; essa è la strategia utilizzata da Warren Buffett) sostiene che molto spesso i prezzi di mercato delle azioni non riflettono le reali condizioni economiche (e quindi il reale valore) delle aziende quotate; i prezzi di mercato possono essere sottovalutati o sopravvalutati rispetto al reale valore delle aziende corrispondenti. Ma come facciamo ad effettuare questi tipo di valutazione? Come facciamo a capire se il prezzo di un titolo è alto o basso rispetto alle reali caratteristiche economiche dell'azienda? Ci sono principalmente due metodi per effettuare questa analisi.
Il primo metodo consiste nell'analizzare valori come il rapporto Prezzo/Utili (che ho già introdotto all'inizio dell'articolo), il rapporto Prezzo/Patrimonio Netto, il rapporto Prezzo/Fatturato, il PEG.
Questi valori sono di fondamentale importanza, ma per comprendere le affermazioni di Warren Buffett è necessario concentrarci su un altro metodo di valutazione, ovvero quello basato sul calcolo del Valore Intrinseco. Definiamo valore intrinseco un valore che rifletta le reali condizioni e caratteristiche economiche dell'azienda in questione. Se il prezzo è inferiore al valore intrinseco, il titolo è sottovalutato; se il prezzo è superiore al valore intrinseco, il titolo è sopravvalutato. Ci sono diversi modi per calcolare questo numero, ma ora ci concentreremo sul metodo preferito da Warren Buffett; ciò ci permetterà di comprendere perché, secondo lui, attualmente i prezzi delle azioni sono sottovalutati. Potremmo definire questo metodo come "Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative". Esso corrisponde semplicemente all'ammonto di denaro che è necessario investire in titoli di stato in un dato anno per ottenere lo stesso rendimento che il titolo azionario fornirebbe sotto forma di utile per azione. L'utile per azione (abbreviato in EPS) si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni circolanti, in modo da capire quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti aziendali vengono corrisposti agli azionisti sotto forma di dividendi. Può sembrare azzardato utilizzare nel calcolo l'intero utile per azione, visto che esso non viene mai interamente corrisposto agli azionisti; in realtà tale pratica è giustificata da valide argomentazioni che esporrò in un altro articolo. Per ora mi limiterò a dirvi che ai fini della sua strategia, Warren Buffett considera l'intero utile per azione come un reale profitto; ciò significa che se l'EPS di un titolo è pari a 5$, la sua opinione è di aver appena guadagnato 5$. Può sembrare molto strano, ma in teoria è un metodo valido.
Ma ora torniamo al Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative. Tutto ciò che Warren fa per calcolare il valore intrinseco è dividere l'EPS per l'attuale tasso di rendimento dei titoli di stato. Consideriamo un titolo azionario X, scambiato ad un prezzo di 60$, con un utile per azione pari a 5$. Immaginiamo che il rendimento dei titoli di stato decennali è pari al 10% annuo. Ora facciamo il calcolo: 5$ (utile per azione) diviso 0.10 (rendimento dei titoli di stato (10%) adeguato al calcolo), da un risultato relativo di 50$. Quest'ultimo è il valore intrinseco del nostro titolo azionario X. Ciò significa semplicemente che investendo 50$ in titoli di stato, al tasso di rendimento attuale (10%) otterrei 5$ di interessi. Detto in altre parole, i 5$ di utile per azione corrispondono al 10% di 50$. Inoltre, è evidente che in questo modo il prezzo del titolo azionario (60$) è sopravvalutato rispetto al valore intrinseco (50$). Ciò accade perché abbiamo considerato il caso in cui il rendimento dei titoli di stato è del 10%. Ma ora rifacciamo il calcolo utilizzando l'attuale rendimento dei titoli di stato (febbraio 2017), ovvero il 2,3%: 5$ (utile per azione) diviso 0.02 (rendimento dei titoli di stato (circa il 2%) adeguato al calcolo), da un risultato di 250$. Ciò significa che il Valore Intrinseco ora è di 250$, molto superiore ai 50$ ottenuti quando il rendimento dei titoli di stato era del 10%. E rispetto ai 250$ di valore intrinseco, il prezzo del titolo azionario X (60$) ora appare molto sottovalutato.

Ora riuscite a capire perché secondo Warren Buffett con dei tassi d'interesse così bassi i titoli azionari sono da considerare sottovalutati?

Dall'esempio che ho appena esposto possiamo facilmente comprendere che più il rendimento delle obbligazione governative è basso, maggiore è il valore intrinseco dei titoli azionari. Oggi il rendimento dei titoli di stato Usa è molto basso; pertanto il Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative è mediamente molto alto, addirittura più alto delle attuali quotazioni del mercato azionario. Ne deriva che i prezzi dei titoli azionari sono piuttosto sottovalutati.

Insomma, il rendimento offerto da qualsiasi strumento finanziario è sempre un qualcosa di relativo. In questo caso stiamo valutando il rendimento dei titoli azionari in relazione a quello offerto delle obbligazioni governative, in quanto quest'ultime sono da sempre la principale alternativa al mercato azionario. E con dei titoli di stato che rendono così poco, le azioni appaiono sempre come l'alternativa più redditizia; ciò sposta i capitali verso il mercato azionario, il quale di conseguenza può apparire insostenibilmente sopravvalutato.

Warren Buffett ha aggiunto che la migliore cosa da fare è acquistare azioni in modo costante sul lungo periodo, in modo da distribuire il rischio. Inoltre "Faresti un terribile errore a rimanere fuori dal gioco per molto tempo pensando di aspettare un periodo migliore per entrare".


E' importante considerare che il metodo di valutazione del valore intrinseco esposto in quest'articolo non rappresenta assolutamente l'unica variabile da prendere in considerazione nell'analisi del prezzo di un titolo.

Il Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative è solo una variante dell'Earnings Power Value (EPV); vedi Come calcolare il Valore Intrinseco (Earnings Power Value).



ARTICOLI CORRELATI:

Guida completa al Value Investing

Come calcolare il Valore Intrinseco (Earnings Power Value)

Le nove regole d'oro di Warren buffett.

domenica 26 febbraio 2017

Come calcolare il Valore Intrinseco (Earnings Power Value)



Il metodo più famoso ed utilizzato per calcolare il valore intrinseco è il Discounted Cash Flow (vedi Un semplice esempio per comprendere il Discounted Cash Flow per capire di cosa si tratta attraverso un semplice esempio). Tuttavia tale metodo ha un problema fondamentale: per metterlo in pratica è necessario prevedere i futuri flussi di cassa dell'azienda. Il DCF lascia evidentemente spazio a molti errori, in quanto i futuri risultati di un business sono spesso imprevedibili. Pertanto sarebbe utile accompagnare il Discounted Cash Flow ad un altro metodo basato su maggiori certezze. La soluzione è l'Earnings Power Value (EPV); questo metodo non richiede previsioni e proiezioni nel futuro per essere calcolato. L'EPV da maggiore importanza ai dati attuali; in particolare tutto ciò che ci serve per calcolarlo sono: 1) l'attuale utile netto che l'azienda è in grado di generare e 2) Un tasso di sconto. Esso si basa principalmente sull'assunto che i flussi di cassa dell'azienda (o i profitti) rimarranno costanti per un periodo di tempo indefinito. Esso è semplicemente il rapporto tra i profitti netti totali ed il tasso di sconto. Il tasso di sconto non è nient'altro che la percentuale di rendimento annuo che un investitore medio pretende di ottenere sul suo investimento. Per ottimizzare questo metodo è possibile utilizzare altre figure piuttosto che i profitti netti totali dell'azienda; l'obbiettivo è quello di utilizzare un valore che rispecchi la quantità di denaro che un ipotetico proprietario ricaverebbe dalla sua azienda una volta tolte tutte le spese. Pertanto possiamo sostituire i profitti netti totali con il Free Cash Flow, in quanto quest'ultimo rappresenta una stima ragionevolmente accurata del flusso di cassa distribuibile. Ora che abbiamo capito come si calcola, andiamo oltre.

In un articolo precedente (vedi Come calcolare il Valore Intrinseco secondo il padre del Value Investing) avevo spiegato un ulteriore metodo per calcolare il valore intrinseco: il Valore di Riproduzione (Reproduction Value). Quest'ultimo corrisponde al costo che un'ipotetica nuova azienda concorrente deve sopportare per riprodurre fedelmente le stesse attività dell'azienda che stiamo valutando. Quanto deve spendere un concorrente per acquistare (nel modo più efficiente possibile) gli stessi Asset e beni di cui dispone l'azienda che stiamo analizzando? Se quest'ipotetica nuova azienda concorrente vorrebbe riprodurre fedelmente la nostra azienda, quanto gli costerebbe? Questo è il costo di riproduzione. Questo metodo di valutazione ha però un grosso problema: non può essere assolutamente applicato ad aziende che possiedono vantaggi competitivi, in quanto quest'ultimi non sono riproducibili.
Ora, qui di seguito voglio spiegare l'Earnings Power Value con un esempio molto importante nel quale parlerò anche del costo di riproduzione.

Immaginiamo un'azienda X che ogni anno da ormai molto tempo genera un profitto netto pari a 5 milioni di dollari. Calcoliamo l'EPV: il rapporto tra i 5 milioni di utile ed il tasso di sconto del 10% da un risultato relativo di 50 milioni di dollari. Ciò significa semplicemente che i 5 milioni di utile corrispondono al 10% di 50 milioni; quest'ultimo sarà il nostro valore intrinseco. Tutto ciò che abbiamo fatto è capire che cifra devo investire (50 milioni) per ottenere il rendimento che desidero sul mio investimento (10%). Ora supponiamo che il costo di riproduzione degli Asset dell'azienda sia di 20 milioni di dollari. E' evidente la discrepanza tra l'Earnings Power Value (in base al quale il valore intrinseco corrisponde a 50 milioni) ed il Reproduction Value (in base al quale il valore intrinseco corrisponde solo a 20 milioni). Ora supponiamo che l'azienda X sia quotata in borsa ed il suo valore di mercato corrisponde a 75 milioni di dollari. Qualsiasi potenziale azienda concorrente sarà ovviamente attirata dal fatto che un'azienda con un EPV di 50 milioni possa produrre una capitalizzazione di mercato pari a 75 milioni. Qualsiasi imprenditore o uomo d'affari può comprendere che con un investimento di soli 20 milioni (costo di riproduzione) può creare un'azienda che produca ogni anno un profitto netto di 5 milioni di dollari, con un rendimento esorbitante pari al 25% annuo. Così moltissimi uomini d'affari ed imprenditori prendono l'occasione al volo e cominciano a riprodurre la nostra azienda X al costo di riproduzione, con l'obbiettivo di ottenere questo straordinario 25% (un rendimento molto in eccesso rispetto al tasso di sconto del 10%, il quale corrisponde al rendimento che un qualsiasi investitore o uomo d'affari medio pretende ragionevolmente di ottenere quando investe il proprio denaro); cosa succederà? Semplicemente aumenterà considerevolmente la concorrenza. Ora immaginiamo che nessuna di queste aziende (compresa lo nostra azienda X) possiede vantaggi competitivi che le possa differenziare dalla concorrenza. Ciò crea un ambiente altamente competitivo in cui vince chi offre il proprio prodotto al prezzo più basso. Questa guerra al ribasso dei prezzi diminuisce la redditività ed i margini di profitto di tutte le aziende coinvolte, compresa la nostra azienda X. Immaginiamo quindi che in seguito a tutto ciò il profitto netto dell'azienda X scende a 4 milioni di dollari. Ciò significa che l'Earnings Power Value sarà pari a 40 milioni, in quanto 4 milioni corrispondono al 10% di 40 milioni. Ma il costo di riproduzione è rimasto comunque a 20 milioni; ciò significa che tra l'EPV ed il costo di riproduzione c'è ancora discrepanza (20 milioni di differenza). Ne deriva che ai tanti imprenditori sembrerà ancora un ottimo affare riprodurre la nostra azienda X al solo costo di riproduzione, in quanto un investimento di 20 milioni (costo di riproduzione) produce un rendimento del 20% (ancora molto in eccesso rispetto alla media). Pertanto la concorrenza all'interno del settore continuerà ad aumentare, con conseguente diminuzione di redditività e margini di profitto. A meno che non riesca a differenziarsi dalla concorrenza, l'azienda X continuerà a perdere profitti.
Questo aumento della concorrenza continuerà fino a quando la discrepanza tra Earnings Power Value ed Reproduction Value non scomparirà, cioè quando EPV e costo di riproduzione diverranno uguali. Perché? Risposta: perché quando l'EPV sarà pari a 20 milioni (e quindi l'utile netto sarà pari a 2 milioni di dollari), ovvero lo stesso valore del costo di riproduzione, un ipotetico nuovo imprenditore potrà ottenere solo un rendimento del 10%, che qui stiamo considerando come il rendimento medio che ogni investitore o uomo d'affari si aspetta ragionevolmente di ottenere da qualsiasi altro investimento simile.
Per capire meglio, immaginiamo che l'utile netto totale scenda a 2 milioni di dollari; di conseguenza, l'Earnings Power Value (sempre utilizzando un tasso di sconto del 10%) sarà pari a 20 milioni. Quest'ultimo valore è uguale al costo di riproduzione. Ciò significa che ora un ipotetico imprenditore che voglia inserirsi nel settore (diventando così concorrente dell'azienda X), investendo 20 milioni (costo di riproduzione necessario a riprodurre le stesse attività dell'azienda X) avrà un rendimento sul suo investimento pari a solo il 10% (poiché il profitto netto è sceso a soli 4 milioni di dollari). Il 10% non è più un rendimento straordinario o superiore alla media (come il 25% o il 20%); è un rendimento semplicemente nella media, e di conseguenza non ci saranno più molti imprenditori e uomini d'affari tanto interessati a riprodurre l'azienda X, perché da tale investimento non otterrebbero un profitto particolarmente straordinario. Ne deriva che la situazione si stabilizzerà.

Tutta la situazione che vi ho descritto nell'esempio soprastante si basa sull'assunto che nessuna azienda (compresa la nostra azienda X) possiede vantaggi competitivi grazie ai quali possa differenziarsi dalla concorrenza; qualsiasi nuova azienda può inserirsi nel settore e competere alla pari con tutte le altre. Basta il solo costo di riproduzione e chiunque può entrare nel business e competere ad armi pari: tutte le aziende sono sullo stesso livello, poiché nessuna è in grado di differenziarsi. Come già specificato, in questa situazione vince chi offre il prezzo più basso; ciò causa una guerra al ribasso dei prezzi che diminuisce la redditività ed i margini di profitto di tutte le aziende coinvolte.
Ma ora stravolgiamo la situazione. Immaginiamo che l'azienda X in realtà possiede degli importanti vantaggi competitivi durevoli che le permettono di differenziarsi dalla concorrenza ed operare su un altro livello. Sappiamo che un vantaggio competitivo è davvero tale solo se non è riproducibile in alcun modo. Cosa ne deriva? Ebbene, vi ricordate gli imprenditori attirati dall'idea di poter ottenere 5 milioni di profitto annuo investendo solo 20 milioni (costo di riproduzione necessario a riprodurre fedelmente le attività dell'azienda X), con rendimento straordinario del 25% annuo? Ora non potrebbero più farlo, perché i vantaggi competitivi grazie ai quali l'azienda X ottiene dei rendimenti così alti non sono riproducibili. Non esiste un costo di riproduzione al quale un'ipotetica azienda concorrente può riprodurre i vantaggi competitivi. Gli imprenditori e gli uomini d'affari non saranno più attirati dal riprodurre l'azienda X, in quanto ciò che permette di ottenere quel rendimento così superiore alla media non è riproducibile. Nessuna nuova azienda che vuole inserirsi nel settore potrà mai competere alla pari con l'azienda X; quest'ultima sarà sempre avvantaggiata. Di conseguenza, nessun imprenditore potrà mai sperare di ottenere 5 milioni all'anno con un investimento di soli 20 milioni (costo di riproduzione). Gli imprenditori e gli uomini d'affari si terranno alla larga. Insomma, i vantaggi competitivi fungono da "barriere all'ingresso" che trattengono potenziali nuove aziende concorrenti dall'inserirsi nel settore; semplicemente, la concorrenza viene scoraggiata.
Da tutto ciò possiamo dedurre che quando l'Earnings Power Value eccede permanentemente il Reprodution Cost degli Asset, vuol dire che l'azienda in questione sta beneficiando di vantaggi competitivi.

Per capirne di più riguardo i vantaggi competitivi vedi Come identificare le azioni eccellenti - i vantaggi competitivi.

L'Earnings Power Value (EPV) è solo uno dei tanti metodi per calcolare il valore intrinseco. Qui di seguito ne propongo alcuni ugualmente eccezionali che ogni investitore dovrebbe considerare:

Discounted Cash Flow >>> Un semplice esempio per comprendere il Discounted Cash Flow

Valore degli Asset >>> Come calcolare il Valore Intrinseco secondo il padre del Value Investing



LEGGI ANCHE:

Questa è la differenza fondamentale tra ricchi e poveri

Le sole 2 cose che devi conoscere per guadagnare in borsa secondo Warren Buffett

Guida completa al Value Investing

sabato 25 febbraio 2017

Questa è la differenza fondamentale tra ricchi e poveri



Molti di voi avranno sentito parlare del libro "Padre Ricco Padre Povero: Ciò che i ricchi insegnano ai loro figli sul denaro che i poveri e la classe media non insegnano" di Robert Kiyosaki, uno dei libri più famosi ed apprezzati nel campo della crescita personale. Qui di seguito vi propongo dei miei personali commenti riguardo quelli che ritengo siano i concetti fondamentali di questo bestseller mondiale.

L'autore sostiene che i poveri e la classe media spesso non sanno gestire le proprie finanze perché non hanno ricevuto un'educazione finanziaria adeguata. Robert Kiyosaki è convinto che è possibile insegnare come fare soldi; nel tentativo di diffondere tali conoscenze sul denaro, l'autore racconta la sua personale esperienza. Robert ha avuto la fortuna di essere cresciuto sotto l'influenza di due figure paterne: uno è il suo padre biologico, l'altro è uno stretto amico di quest'ultimo. Il padre biologico rappresenta il povero (o comunque un membro della classe media) che non ha idea di come si diventi ricchi, in quanto non ha mai avuto un'educazione adeguata in campo finanziario. L'amico del padre biologico rappresenta il ricco (imprenditore di successo), da cui Kiyosaki ottiene quella cultura finanziaria di cui la maggior parte della persone è priva.

Kiyosaki scopre che la ricchezza deriva dalla capacità di crearsi una serie di rendite finanziarie. Ma cosa si intende per rendita finanziaria? Lo spiego di seguito introducendo un concetto fondamentale.
La differenza principale tra ricchi e poveri è che i ricchi conoscono la differenza tra attività e passività. Un'attività o attivo è qualsiasi cosa che generi denaro; semplice no? Qualsiasi bene che generi un continuo flusso di denaro è da considerarsi un'attivo. Il problema è che la maggior parte delle persone pensa che ogni bene di un certo valore in proprio possesso è da considerarsi un'attività. Ad esempio, la maggior parte delle persone considera la propria abitazione o la propria macchina come un'attivo; secondo Robert la casa o la macchina non sono assolutamente degli attivi. Esse non generano alcun profitto. Questi beni sono accompagnati solo da spese e tasse, pertanto sono da considerarsi come passività. Se vogliamo utilizzare una metafora aziendale, potremmo considerare questi beni (ad esempio la casa o la macchina) come spese in conto capitale o capital expenditures: esse sono solo delle spese che riducono la redditività senza tuttavia generare alcun profitto o vantaggio. Possiamo quindi dedurre che le passività sono tutte quelle cose che generano solo spese, fanno perdere soldi, e comunque non producono alcun profitto. Il problema è che la maggior parte delle persone prive di cultura finanziaria sono orientate ad acquisire solo passività (che sia una bella macchina nuova, un nuovo televisore, una borsa costosa o qualsiasi altro bene che non genera denaro, bensì te lo fa perdere attraverso spese varie, costi ricorrenti e tasse). Ciò crea una ricchezza solo apparente, in quanto tutto ciò che in realtà possiedi sono passività; tale situazione non è assolutamente sostenibile. Per creare vera ricchezza è necessario acquisire una serie di attivi che generano denaro e lavorano al posto tuo. Ricordiamoci: qualsiasi bene che genera un flusso di denaro superiore alle spese, è da considerarsi un attivo. Il problema dei poveri e della classe media è che essi sono mossi dal desiderio consumistico di acquistare unicamente passività.

Insomma, secondo Kiyosaki il denaro è ben speso solo quando genera altro denaro. Esempi di attivi che generano flussi di denaro sono: attività imprenditoriali, strumenti finanziari come azioni ed obbligazioni, beni immobiliari adeguatamente impiegati per generare profitti e qualsiasi altro tipo di investimenti. Questi attivi sono le principali fonti di denaro per i ricchi; buona parte di questo denaro andrà impiegato per acquisire nuovi attivi, generando così una sorta di circolo virtuoso potenzialmente infinito basato sul principio dell'interesse composto.
I poveri hanno generalmente una sole fonte di denaro, ovvero il proprio lavoro. Il problema è che i poveri e la classe media impiegano il denaro guadagnato solo per acquistare e mantenere passività. Inoltre, molto spesso i poveri acquistano passività credendo di stare facendo un buon investimento (ne è un'esempio l'acquisto della propria abitazione).



LEGGI ANCHE:

Il miglior investimento in assoluto (SECONDO UN UOMO DA 3 TRILIARDI DI $).

Quanto devi risparmiare ogni mese per avere 1 milione alla pensione.

4 lezioni che devi conoscere se vuoi avere successo

mercoledì 22 febbraio 2017

7 valori fondamentali per determinare la salute finanziaria



Per comprendere e valutare un'azienda, gli investitori devono analizzarne la condizione finanziaria. Sappiamo che il Value Investing è una strategia d'investimento orientata al lungo e lunghissimo periodo; pertanto ha senso acquistare solo azioni di aziende che possiedono una condizione finanziaria abbastanza forte ed in salute da poter mantenere o accrescere il proprio valore per ancora molto tempo nel futuro. Sappiamo che l'economia attraversa ciclicamente delle fasi depressive, pertanto ci sono ottime possibilità che le aziende su cui investiamo dovranno prima o poi affrontare dei periodi davvero negativi. Le aziende riusciranno a superare abilmente queste crisi solo se possiedono una condizione finanziaria adeguatamente forte. Non c'è alcun dubbio sul fatto che se
un'azienda non è in buona salute, prima o poi ne risentirà; una condizione finanziaria negativa costituisce un forte ostacolo che appesantisce e limita le performance del business. E' necessario considerare che una debole condizione finanziaria determina un maggiore rischio dell'investimento. Le aziende in buona salute non sono solo molto meno rischiose, ma sono anche meglio posizionate per generare crescita e redditività. 
I seguaci del Value Investing dovrebbe concentrarsi solo su aziende in ottima salute che possono vantare una condizione finanziaria adeguatamente forte e sostenibile; in tale modo si riduce il rischio dell'investimento ed aumenta la redditività del business. Una forte posizione finanziaria rende più sostenibili le prospettive di crescita.
Ma come facciamo a valutare la salute di un'azienda? Di seguito propongo alcuni valori fondamentali ricavabili dai rendiconti economici che aiutano ad analizzare la condizione finanziaria dell'azienda. 

1) Current Ratio; esso è il rapporto tra le attività correnti e le passività correnti del bilancio aziendale. E' un valore molto famoso ed utilizzato che permette di determinare la capacità di un'azienda nel far fronte ad impegni a breve termine. Un valore inferiore ad 1 indica che le passività dell'azienda sono maggiori delle positività; ciò potrebbe significare che l'azienda non possiede abbastanza asset (positività) per coprire i suoi impegni a breve termine. Un valore superiore ad 1 indica che l'azienda possiede abbastanza asset da far fronte alle passività. Benjamin Graham suggeriva di concentrarsi solo sulle aziende che possiedono un Current Ratio superiore a 2.

2) Quick Ratio; questo è molto simile al Current Ratio, ma si differenzia da quest'ultimo per il fatto che nel calcolo del Quick Ratio vengono presi in considerazione solo gli asset liquidi (denaro cash ed equivalenti), mentre nell'altro vengono considerati tutti gli asset correnti. Quindi, il Quick Ratio è il rapporto tra asset liquidi (che si ottengono sottraendo il valore dell'inventario dagli asset correnti totali) e passività correnti. Questo valore serve a misurare la capacità dell'azienda di far fronte ad impegni e passività a breve termine utilizzando solo gli asset liquidi. Più è alto, meglio è.

3) Debt/Equity Ratio; è il rapporto tra debito totale e patrimonio netto. Serve a misurare la quantità di debito che l'azienda usa per finanziarsi. Ovviamente, noi dobbiamo preferire le aziende che sono in grado di finanziare le proprie attività (e la crescita) autonomamente e senza fare ricorso al debito. Più di ogni altra cosa, è il debito che determina quali aziende sopravvivono e quali vanno in bancarotta durante una crisi. Generalmente un valore superiore ad 1 indica che l'azienda dipende eccessivamente da fonti finanziarie esterne, il che limita l'autonomia dell'impresa e ne deteriora la struttura finanziaria. Un valore inferiore ad 1 è maggiormente sostenibile. L'ideale è ovviamente un valore pari a zero.

4) Long Term Debt/Equity Ratio; è il rapporto tra debito a lungo termine e patrimonio netto. E' molto simile al Debt/Equity, ma in particolare serve a misurare l'entità del debito a lungo termine di cui l'azienda fa uso per finanziare le proprie operazioni. E' necessario assolutamente evitare le aziende che hanno bisogno di assumersi debito per generare profitti. Inoltre, le aziende che possiedono un basso debito a lungo termine unito ad una grande quantità di liquidità sono meglio posizionate per superare abilmente i cicli negativi dell'economia.

5) Liquidità; valutare il livello di liquidità di cui l'azienda dispone ci può dare ottime informazioni riguardo la salute del business. Una grande quantità di denaro liquido ed equivalenti può indicare e determinare un'ottima condizione finanziaria. Un buon metodo di valutazione consiste nel relazionare la liquidità totale con il debito totale; ciò che dobbiamo cercare è una liquidità totale che eccede abbondantemente il debito totale. Un altro segno molto positivo è un livello di liquidità che tende a crescere anno dopo anno; ciò indicherebbe che l'azienda sta attraversando un periodo di prosperità.
Tuttavia per poter fare una buona valutazione prima è necessario sapere da cosa deriva la liquidità. Ci sono principalmente tre modi per ottenere denaro liquido (cash): 1) L'azienda può rilasciare nuove obbligazioni o immettere sul mercato nuove azioni; 2) L'azienda vende asset o pezzi dell'azienda; 3) L'azienda genera più denaro di quanto ne utilizzi.
Rilasciare nuove obbligazioni è ovviamente negativo, in quanto significa assumere debito. Immettere sul mercato nuove azioni è molto negativo, in quanto ciò diluisce il valore dell'azienda e riduce la ricchezza degli azionisti attuali. Vendere beni o pezzi dell'azienda è logicamente un modo insostenibile per generare cassa. In ultima analisi possiamo constatare come le aziende migliori sono quelle tanto redditizie e profittevoli da generare un'enorme quantità di cassa e denaro liquido; queste aziende generano molto più denaro di quanto ne consumino.

6) CFO/Current Liabilities Ratio; è il rapporto tra CFO (ovvero il totale dei flussi monetari derivanti dall'attività operativa) e Passività Correnti. Serve a valutare la capacità dell'azienda di far fronte ai suoi impegni (passività) a breve termine utilizzando il denaro derivante dal flusso di cassa. Per esempio, un valore di 4 indica che il totale dei flussi monetari derivanti dall'attività operativa è pari a 4 volte le passività correnti. E' il miglior modo per valutare l'abilità dell'azienda di ripagare le passività correnti e determinare la stabilità a breve termine dell'azienda (il Current Ratio ed il Quick Ratio sono molto simili, ma meno precisi).

7) CFO/ Debito a lungo termine; è il rapporto tra il totale dei flussi monetari derivanti dall'attività operativa ed il debito a lungo termine. Serve a valutare la capacità dell'azienda di ripagare i suoi debiti a lungo termine utilizzando il denaro derivante dal flusso di cassa. Insieme al Debt/Equity Ratio, questo valore è estremamente utile per valutare l'entità del debito aziendale. Infatti, uno dei modi migliori per effettuare una buona analisi consiste nel considerare il debito a lungo termine in relazione ai flussi di cassa. Per esempio, un valore di 3 significa che il debito a lungo termine è pari a 3 volte il totale dei flussi monetari derivanti dall'attività operativa; ciò significa che utilizzando tutto il flusso di cassa (il che in realtà è un po un'utopia), l'azienda sarebbe in grado di ripagare tutto il suo debito a lungo termine nel giro di 3 anni (a patto che il flusso di cassa rimanga invariato). Se l'azienda è in grado di ripagare tutto il suo debito a lungo termine in circa 3-4 anni, è un ottimo segno di invidiabile salute finanziaria. Possiamo calcolare anche delle varianti; al posto del CFO (totale dei flussi monetari derivanti dall'attività operativa) è possibile utilizzare l'utile netto totale oppure il Free Cash Flow.

Ci sono molti altri valori per determinare la condizione finanziaria di un'azienda, ma in questo articolo ho deciso di riportare solo quelli che a mio parere sono i più validi.
Inoltre, quando faccio ricerche sulla forza finanziaria di un'azienda mi piace guardare il giudizio che da a tal proposito il sito internet Gurufocus.com, che fornisce un giudizio da 1 a 10 sulla forza finanziaria di ogni azienda quotata sul mercato americano.



domenica 19 febbraio 2017

I 6 ordinari segreti dietro le straordinarie performance di Philip Fisher



Warren Buffet una volta disse che la sua strategia d'investimento è "85% Benjamin Graham, 15% Philip Fisher". Tuttavia, oggi sembra che l'oracolo di Omaha sia maggiormente influenzato da Fisher piuttosto che da Graham. Già in un altro articolo (vedi 15 suggerimenti dal padre del Growth Investing) avevo parlato della strategia d'investimento adottata da Philip Fisher, ma l'avevo descritta da un punto di vista vagamente qualitativo. Ora voglio riproporre le idee di Philip Fisher in modo maggiormente quantitativo e preciso.
Se conosci la strategia di Warren Buffett, noterai una forte somiglianza tra i principi di Philip Fisher esposti in questo articolo ed il metodo adottato dall'oracolo di Omaha. Infatti, Warren Buffett è stato estremamente influenzato dal lavoro di Philip Fisher.

Durante il crollo del 1929, Philip Fisher perse gran parte del suo denaro dopo aver investito sui pochi titoli che, a causa di un basso rapporto Prezzo/Utili, sembravano ancora a buon mercato. Dopo questa brutta avventura, Fisher smise di utilizzare il rapporto Prezzo/Utili come principale mezzo di valutazione e cominciò a dare maggiore importanza alla qualità dell'azienda ed ai fattori che determinano la crescita. Cominciò ad investire solo nei business che comprendeva e conosceva molto bene, evitando un'eccessiva diversificazione: nel suo portafoglio non c'erano mai più di venti titoli azionari.
Philip Fisher si concentrava principalmente sull'acquistare aziende di alta qualità che dimostravano una forte crescita nel fatturato e nei profitti; cercava business che possedevano un alto potenziale di crescita sul lungo periodo e delle ottime prospettive future. Alcune delle caratteristiche fondamentali che un'azienda doveva possedere per entrare nel portafoglio di Fisher erano: forte orientamento alla crescita, alto margine di profitto, alto Return On Invested Capital (ROIC; sarebbe il Ritorno sul Capitale Investito), organizzazione di vendita superiore, una forte e durevole posizione come leader del settore, importanti vantaggi competitivi (vedi e un management di alta qualità. 
Ma ora vediamo punto per punto quali sono le caratteristiche vincenti di un'azienda di successo secondo Philip Fisher:

1) Crescita del fatturato; Philip Fisher è interessato alle aziende che mostrano un fatturato in crescita costante sul lungo periodo. In particolare, il fatturato deve essere cresciuto ogni anno negli ultimi 5/10 anni in modo consistente, costante e stabile. Un forte trend di crescita del fatturato è di estrema importanza. Dopodiché dovremmo chiederci: l'azienda produce beni e servizi con un alto potenziale di crescita per il fatturato sul lungo periodo? 
Inoltre, un'azienda che si impegna efficacemente in Ricerca e Sviluppo dimostra sicuramente un forte orientamento alla crescita. Consideriamo McDonald; per quanto sia affermata, ogni tanto ha bisogno di sviluppare nuovi prodotti per accrescere il potenziale di vendita totale. E' importante concentrarsi sulle aziende che si impegnano nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi o nell'espansione geografica e di settore.

2) Tasso di crescita del fatturato; il tasso di crescita del fatturato deve essere uguale o meglio superiore alla media del settore e più alto rispetto a quello ottenuto dalla concorrenza.

3) Margine di profitto; si tratta essenzialmente della capacità di convertire le vendite in profitti. Esso non dipende solo dalla profittabilità del business ma anche dalle capacità del management. In ogni caso, un margine di profitto netto (e anche lordo) storicamente e costantemente alto è segno della presenza di vantaggi competitivi. In particolare cerchiamo un margine di profitto netto (e lordo) sempre alto e superiore alla media del settore, ogni anno negli ultimi 5/10 anni; esso deve inoltre essere costante e stabile, senza eccessive variazioni di anno in anno.

4) Dividendi bassi o nulli; Philip Fisher preferisce le aziende che reinvestono i profitti per finanziare la crescita e l'espansione. Per saperne di più vedi Perché tutto ciò che pensavi di sapere sui dividendi è sbagliato.

5) Management di alta qualità; come ho già scritto in un altro articolo (vedi La caratteristica vincente dei titoli azionari più ricchi - il riacquisto di azioni proprie), in particolare è necessario valutare: 1) la sua abilità nel realizzare il pieno potenziale del business; 2) la sua capacità di impiegare saggiamente il flusso di cassa dell'azienda (vedi Perché tutto ciò che pensavi di sapere sui dividendi è sbagliato); 3) la certezza con cui si può fare affidamento sul fatto che il management incanali i guadagni del business verso gli azionisti piuttosto che verso se stessi (il management deve dimostrare di essere orientato agli interessi degli azionisti); 4) la competenza e l'onesta.

6) Basso PEG; la strategia di Philip Fisher si concentra principalmente sugli aspetti qualitativi delle aziende di alta qualità, ma non elimina la valutazione del prezzo d'acquisto. Spesso le azioni delle aziende di alta qualità sono scambiate a prezzi molto sopravvalutati; ciò accade a causa delle grandi aspettative che ci sono nei confronti di questi business. Per quanto tali aspettative possano essere fondate o no, acquistare a prezzi sopravvalutati aggiunge un'importante fattore di rischio al nostro investimento. Inoltre un prezzo troppo alto eroderebbe i nostri guadagni. Ciò che bisogna fare è riuscire ad acquistare le azioni di tali aziende eccezionali ad un prezzo equo e ragionevole (o ancora meglio sottovalutato). Per valutare il prezzo, Fisher utilizza il PEG; questo valore permette di considerare il rapporto Prezzo/Utili in relazione al tasso di crescita dell'utile per azione. Se il rapporto Prezzo/Utili è uguale al tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà pari ad 1. Se il rapporto Prezzo/Utili è inferiore al tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà inferiore ad 1 e la quotazione sarà considerata sottovalutata. Se il rapporto Prezzo/Utili è superiore al tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà superiore ad 1 e la quotazione sarà considerata sopravvalutata. Fisher adorava le aziende con un PEG pari a 0,5 o inferiore.
Philip Fisher sosteneva che il miglior momento per acquistare è quando un ribasso generalizzato del mercato rende i titoli azionari sottovalutati senza un reale motivo. Inoltre, spesso la quotazione reagisce in modo eccessivo a delle notizie che in realtà non causano grossi problemi all'azienda; ciò ci permette di acquistare aziende eccellenti a prezzi immotivatamente (e temporaneamente) bassi.


Come abbiamo già detto prima, Fisher privilegia le aziende che possono vantare una forte e durevole posizione come leader del settore ed importanti vantaggi competitivi. Per saperne di più vedi Come identificare le azioni eccellenti - i vantaggi competitivi.