domenica 12 marzo 2017

Che rendimento dovremmo ottenere per generare DAVVERO ricchezza?



Immaginiamo di essere in un mondo in cui l'inflazione è pari al 5%. Cosa ne deriva? Il nostro denaro perde il 5% del suo potere d'acquisto ogni anno. E' per questa ragione che dobbiamo investire i nostri soldi; se non lo facciamo e manteniamo il nostro denaro in liquidità, perderemo potere d'acquisto.
Da ciò che ho spiegato qui sopra ne deriva che in un mondo di inflazione al 5%, dovremmo ottenere almeno un rendimento del 5% sul nostro investimento, in modo da compensare la perdita di potere d'acquisto. Ma ovviamente, con un rendimento del 5% in un mondo in cui l'inflazione è al 5%, non otterremo alcun aumento del nostro potere d'acquisto. Quindi, in un mondo in cui l'inflazione è al 5%, per ottenere una reale crescita del nostro potere d'acquisto dovremmo realizzare un rendimento sul nostro investimento superiore al 5%. E in un mondo in cui l'inflazione è al 7%, dovremmo ottenere un rendimento superiore al 7% se vogliamo aumentare il nostro potere d'acquisto.
Dobbiamo aggiungere un'ulteriore considerazione riguardo la tassazione. Immaginiamo di riuscire ad ottenere un rendimento del 5% sul nostro investimento, in un mondo in cui la tassazione è al 25%. Ciò significa che le tasse si prendono il 25% del nostro rendimento; ne deriva che il nostro rendimento, una volta tolte le tasse, è pari al 3,75%. E se l'inflazione è al 5%, un rendimento del 3,75% non basta per compensare interamente la diminuzione del nostro potere d'acquisto. Il nostro denaro non perderà il 5% del suo potere, ma ne perderà l'1,25%; il che non è positivo, in quanto il nostro obbiettivo non è solo quello di compensare la perdita del nostro potere d'acquisto, ma anche di ottenere un aumento di esso. Da tutto ciò ne deriva che in un mondo di inflazione al 5% e tassa sul reddito al 25%, dovremmo ottenere un rendimento di circa il 6,66% solo per compensare l'inflazione ed evitare che il nostro potere d'acquisto diminuisca. In un mondo del genere, avrai bisogno di un rendimento del 6,66% annuo solo per mantenere intatta la tua ricchezza, senza che essa diminuisca sotto i colpi dell'inflazione.

Immaginiamo di investire in un'obbligazione X che da un rendimento pari al 7% annuo, in un mondo di inflazione al 5% e tassa sul reddito al 25%. Togliendo le tasse, il tuo rendimento scenderà dal 7% al 5,25%. Da quest'ultimo risultato dovremmo sottrarre il tasso di inflazione: 5,25-5=0,25. Ciò significa che il nostro reale rendimento è dello 0,25%; in altre parole, il nostro potere d'acquisto è aumentato dello 0,25%.
Insomma, se vuoi ottenere un reale aumento del tuo potere d'acquisto, dovrai realizzare un rendimento sul tuo investimento che sia superiore agli effetti di inflazione e tassazione.
Warren Buffett ha più volte affermato che i politici tendono sempre ad inflazionare l'economia al tempo stesso in cui aumentano le tasse. Ne deriva che il tasso di rendimento minimo che lui cerca di ottenere dal suo investimento è del 15% medio annuo composto.
Secondo Benjamin Graham, le azioni sono lo strumento migliore per proteggersi dall'inflazione.

Molte persone "prudenti" non effettuano investimenti per paura di perdere il proprio denaro. Eppure, in un mondo in continuo cambiamento, che alterna inflazione e deflazione, e con tasse in costante variazione, essere prudenti è la cosa più rischiosa che si può fare. Quest'ultima frase è un riadattamento in chiave finanziaria del pensiero di Reid Hoffman (presidente, cofondatore ed azionista di controllo di Linkedin). Sempre secondo Hoffman: "tutto nella vita implica un rischio e quello che bisogna imparare, in realtà, è come riuscire a navigarlo".



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Investire come John Maynard Keynes, il padre dell'economia moderna



Molti di voi avranno certamente sentito parlare di John Maynard Keynes, un economista britannico, padre della macroeconomia e considerato il più influente tra gli economisti del novecento. Le sue idee hanno generato la cosiddetta rivoluzione keynesiana, ed oggi i risultati dei suoi studi costituiscono il fondamento dell'economia moderna. Insomma, una delle figure più importanti della storia, che ha effettivamente segnato l'epoca attuale.
Tutti lo conoscono per le sue teorie riguardo la macroeconomia, ma pochi sanno che Keynes è stato anche un investitore di grande successo. I risultati straordinari che ha ottenuto investendo in titoli azionari rappresentano un'ulteriore testimonianza della sua assoluta genialità in campo economico. Keynes amministrò personalmente un fondo d'investimento per conto del King's College a Cambridge, ottenendo un rendimento di oltre il 13% medio annuo tra il 1928 ed il 1945, contro il rendimento negativo del listino azionario britannico (il quale nello stesso periodo è sceso dello 0,5% medio annuo); tutto ciò nonostante la crisi del 1929. Ma come ha fatto Keynes ad ottenere questi rendimenti davvero ragguardevoli? Qual'è il suo metodo d'investimento? E' quello che tenterò di spiegare in questo articolo.

Studiando la strategia d'investimento di Warren Buffett, possiamo facilmente notare che l'oracolo di Omaha è stato effettivamente influenzato dalle idee di John Maynard Keynes riguardo il mercato azionario. In particolare, Buffett ha estrapolato dal metodo di Keynes due concetti fondamentali: 1) la necessità di investire solo in aziende che comprendi e conosci particolarmente bene e di cui sei profondamente esperto; 2) il concetto del portafoglio concentrato, ovvero la necessità di evitare una diversificazione eccessiva in favore di una minor quantità di titoli. L'idea che sta alla base di questi due concetti è molto semplice: concentrare la propria attenzione ed il proprio impegno su poche aziende che conosci e comprendi davvero bene, e a cui puoi dare piena fiducia. Keynes sostiene che è un errore tentare di abbassare il rischio spalmandolo su un'eccessiva quantità di aziende diverse. Infatti, in questo modo andremo ad investire in aziende che non conosciamo davvero bene e di cui non ci fidiamo pienamente. Egli sostiene che la conoscenza è limitata, e raramente ci sono più di due o tre aziende a cui poter dare piena fiducia.
Inoltre, molti investitori effettuano una diversificazione così eccessiva che finiscono per possedere un'enorme quantità di partecipazioni azionarie in aziende di cui non conoscono niente o quasi niente. Per tali motivi, adottare un portafoglio maggiormente concentrato ci permette di porre la nostra attenzione su poche aziende che comprendiamo perfettamente e in cui riponiamo una fiducia tale da essere disposti a tenerle in portafoglio per un periodo di tempo davvero lungo. L'obbiettivo di questo approccio è quello di compensare i rischi del mercato non attraverso un'eccessiva diversificazione, bensì attraverso una conoscenza estremamente approfondita delle aziende oggetto d'investimento; tale conoscenza approfondita permette di concentrare la propria attenzione ed il proprio impegno in poche aziende di cui siamo particolarmente esperti e a cui possiamo dare piena fiducia. In contrasto, un'eccessiva diversificazione implica l'acquisto di azioni che non rientrano nelle nostre competenze e di cui sappiamo poco o niente, lasciando spazio a molti errori di valutazione.
In diverse occasioni Warren Buffett ha affermato che la diversificazione è una protezione contro l'ignoranza; pertanto essa non ha ragion d'esistere se conosci bene le aziende in cui intendi investire.
Per tali motivi, è meglio concentrare il proprio impegno nell'individuare poche aziende assolutamente eccezionali a cui dare piena fiducia.

L'approccio all'investimento di John Maynard Keynes comprende anche altri concetti fondamentali; oltre a selezionare un numero ridotto di investimenti, Keynes si concentrava anche sull'economicità del prezzo d'acquisto. Egli preferiva acquistare solo quando la quotazione gli offriva un prezzo basso, scontato e vantaggioso rispetto al valore intrinseco. [Per valore intrinseco intendiamo un valore che rifletta le reali caratteristiche, condizioni e prospettive economiche dell'azienda oggetto d'analisi; la necessità di calcolare questo valore deriva dal fatto che molto spesso la quotazione di borsa non riflette le reali caratteristiche, condizioni e prospettive economiche dell'azienda e quindi il valore intrinseco corrispondente. Le situazioni profittevoli si verificano quando il mercato ci offre la possibilità di acquistare ad un prezzo sottovalutato rispetto al valore intrinseco, che qui assumiamo come il reale valore del titolo azionario (a differenza della quotazione di borsa, che spesso non riflette il reale valore). Per saperne di più vedi Guida completa al Value Investing.] Inoltre, Keynes suggerisce di valutare ogni investimento in rapporto a possibili investimenti alternativi.

Un'altro aspetto molto interessante della strategia d'investimento di John Maynard Keynes riguarda la distribuzione dei profitti agli azionisti sotto forma di dividendi. Keynes afferma che le aziende ben gestite generalmente non distribuiscono per intero agli azionisti i propri profitti. Tali aziende trattengono parte dei profitti e li reinvestono nel business per finanziare la crescita. Ciò genera una sorta di interesse composto che agisce a favore dell'azienda. Avevo scritto un altro articolo che approfondisce questo concetto del reinvestimento degli utili trattenuti; vedi Perché tutto ciò che pensavi di sapere sui dividendi è sbagliato.

Un ulteriore metodo utilizzato da John Maynard Keynes consiste nell'effettuare gli investimenti in maniera bilanciata; l'obbiettivo è assumerci una varietà di rischi possibilmente contrapposti, cioè che tendono a muoversi in direzioni opposte. Ciò ci permetterebbe di compensare il ribasso di un investimento con il rialzo del suo contrapposto. Un esempio sono l'oro e le azioni: queste tendono a muoversi in modo opposto.



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sabato 11 marzo 2017

La checklist definitiva per investire in azioni senza errori



Acquistare azioni è ampiamente riconosciuto come uno degli investimenti più rischiosi in assoluto. L'obbiettivo di una qualsiasi strategia d'investimento è quello di ridurre al minimo il rischio e massimizzare il rendimento. Eppure, per quanto una strategia possa essere elaborata e complessa, molto spesso essa non basta per ridurre al minimo il rischio legato ai titoli azionari; infatti, molto spesso ciò che rende rischioso un investimento in azioni è legato all'assetto mentale dell'investitore. Le mancanze di quest'ultimo possono determinare delle scelte sbagliate. Il nostro obbiettivo deve essere quello di compensare i rischi del mercato attraverso una conoscenza molto approfondita delle azioni oggetto d'investimento. Tale conoscenza approfondita permette di concentrare la propria attenzione ed il proprio impegno in aziende di cui sei particolarmente esperto, così esperto da non lasciare spazio ad errori di valutazione. Così si diminuisce il rischio dell'investimento: attraverso una conoscenza tanto approfondita (delle aziende oggetto d'investimento) da non lasciare spazio ad errori.

Con questa introduzione intendo dire che la necessità principale per un investitore è quella di non lasciare nulla al caso. Pertanto, dopo aver effettuato un'analisi approfondita dei titoli azionari che vogliamo acquistare e prima di acquistarli, è estremamente utile revisionare il tutto per essere sicuri di non aver tralasciato nulla o commesso errori di valutazione. Per fare ciò gli strumenti più utili sono le checklist, le quali ci permettono di compensare le mancanze della nostra memoria, rendendo il nostro approccio più razionale, preciso e meno legato alla nostra fallace percezione della realtà.
Ho avuto l'idea di scrivere una checklist per gli investimenti leggendo un articolo riguardo Mohnish Pabrai, un ricco finanziere indiano che ha convertito la sua strategia d'investimento in una lista di criteri al quale attenersi nella scelta dei titoli azionari; grazie a questo approccio estremamente razionale che non lascia spazio ad errori, Pabrai ha overperformato il mercato nel suo complesso di oltre il 1100% in quindici anni.
Ora voglio proporvi la mia personale checklist definitiva, a cui è necessario attenersi per essere sicuri di non lasciare nulla al caso. Non è nient'altro che un sommario delle cose che dovresti considerare, conoscere e approfondire riguardo i titoli azionari su cui vorresti investire, da riguardare sempre prima di effettuare l'acquisto.

  • Il rapporto Prezzo/Utili. Questo ci permette di comprendere se il prezzo di un titolo è alto o basso. Acquistare ad un prezzo basso è la chiave per effettuare un investimento redditizio. Se acquisti quando il rapporto Prezzo/Utili è eccessivamente alto e qualcosa va storto, non guadagnerai niente.
  • Il record di crescita dei profitti aziendali. Sono sporadici e instabili (negativo) o costanti e consistenti (positivo)?
  • L'analisi del bilancio mostra un'azienda finanziariamente forte o debole (rapporto Debt/Equity)? 
  • La posizione di cassa. L'azienda possiede una grande riserva di liquidità netta? Ad esempio, se un'azienda X possiede 15$ di liquidità netta per azione, difficilmente la quotazione scenderà sotto questa cifra.
  • Gli insider stanno acquistando? L'azienda sta facendo riacquisto di azioni proprie? Entrambi sono segni estremamente positivi.
  • Cattiva diversificazione. Sappiamo che molto spesso le aziende investono capitali per acquisire nuovi business o espandersi in settori diversi. Tuttavia, un'azienda che diversifica in modo incontrollato, espandendosi in settori molto diversi da quello originario e investendo in business che non rientrano nelle sue competenze, rischia di distruggere il business originale. Facciamo un esempio: ha senso che un'azienda come Marriot, il cui business originale si occupa di hotel e ristorazione, acquisisca altre catene di ristoranti, hotel o dormitori; non ha senso che la stessa azienda si espanda nel settore dei video games o delle automobili. Per tali motivi, un investitore accorto deve controllare se l'azienda mostra segni di cattiva diversificazione. Quest'ultima potrebbe determinare una riduzione dei futuri profitti aziendali.
  • Verifica il tasso di crescita medio annuo storico dell'azienda (in termini di fatturato e utile per azione) calcolato almeno sugli ultimi dieci anni, e accertati che negli ultimi anni l'azienda stia mantenendo lo stesso tasso di crescita (senza rallentare o mostrare segni di cedimento). Ad esempio, consideriamo un'azienda X il cui utile per azione è cresciuto negli ultimi 10/15 anni ad un tasso di crescita medio annuo del 10%; sarebbe un cattivo segno se recentemente l'utile per azione avesse rallentato la sua crescita al 5-7% medio annuo.
  • Dai un'occhiata a come l'azienda se l'è cavata durante le passate recessioni e crolli del mercato azionario.
  • Spesso l'introduzione di un nuovo prodotto molto promettente ci può spingere ad acquistare il titolo azionario dell'azienda che lo vende, nella speranza che tale nuovo prodotto possa portare crescita, ricchezza e successo per l'azienda. Quando facciamo ciò, è importante verificare che il nuovo prodotto costituisca una porzione considerevole del business aziendale; ad esempio, se il prodotto contribuisce a generare solo il 5% del fatturato, per quanto possa essere promettente e di successo, non potrà favorire molto la crescita dell'azienda nel suo complesso.
  • Verifica che l'azienda abbia ancora mercati su cui espandersi per generare crescita, sia in termini geografici che di settore.
  • Verifica che il rapporto Prezzo/Utili sia pari ad un valore prossimo al tasso di crescita dell'utile per azione (basso PEG). 
  • La crescita e l'espansione stanno rallentando o accelerando? 
  • Se stai acquistando un titolo azionario per ottenere la cedola annuale, fa attenzione a che percentuale dell'utile netto viene corrisposta agli azionisti sotto forma di dividendi (payout ratio). Se viene distribuita una piccola parte dei profitti totali, la situazione è sostenibile e difficilmente vedrai ridurti la tua cedola (anche nei periodi più negativi). Se viene distribuita una grossa fetta dei profitti totali, i tuoi dividendi sono a rischio.
  • Evita le aziende "scottanti" in settori "scottanti". Con questo aggettivo intendiamo le aziende che attualmente sono al centro dell'attenzione, che vanno più di moda e che tutti seguono. Esse risentono pesantemente di qualsiasi notizia negativa, pertanto sono più rischiose.
  • L'ideale sarebbe investire in un'azienda che appare noiosa, banale, trascurata dal mercato.
  • Le azienda prive di debito non vanno in bancarotta.
  • Studia come i profitti (e i dividendi) dell'azienda hanno reagito alle ultime recessioni.
  • Preferisci le aziende in cui il management possiede dei significativi investimenti personali. Se il management possiede una grossa quantità di azioni della stessa azienda che gestisce, sarà più motivato e (soprattutto) maggiormente orientato agli interessi degli azionisti (in quanto è uno di loro).
  • Gli acquisti degli insider sono segni positivi, specialmente quando più individui acquistano nello stesso momento.
  • Preferisci le aziende che effettuano sostanziosi riacquisti di azioni proprie. Vedi La caratteristica vincente dei titoli azionari più ricchi - il riacquisto di azioni proprie.



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lunedì 6 marzo 2017

La strategia d'investimento definitiva: cos'è il GARP Investing.



Tutti sappiamo cos'è l'analisi fondamentale. Essa è un metodo di selezione dei titoli azionari basato sull'analisi delle reali caratteristiche e condizioni economiche fondamentali dell'azienda. Questa è una strategia d'investimento orientata al lungo e lunghissimo periodo; l'obbiettivo è ottenere un apprezzamento del capitale basato sulla crescita dell'economica reale.
Ora dobbiamo introdurre alcune distinzioni. L'analisi fondamentale non è tutta uguale; esistono diversi tipi di strategie. Le strategie più famose derivanti dall'analisi fondamentale  sono principalmente due: Growth Investing e Value Investing (vedi Cos'è il Growth Investing e Guida completa al Value Investing). Il Growth Investing consiste nell'acquistare azioni di aziende in forte crescita. In particolare, ci si concentra sui aziende il cui utile netto è cresciuto ogni anno negli ultimi 5/10 anni ad un tasso superiore alla media, e ci si aspetta continuerà a fare lo stesso anche in futuro. L'obbiettivo è trovare aziende di cui possiamo avere la virtuale certezza che saranno in grado di generare una forte crescita dei profitti per molti anni a venire; la quotazione si apprezzerà di conseguenza alla crescita dell'utile netto e dell'azienda.
Il Value Investing consiste nell'acquistare titoli azionari ad un prezzo molto scontato e sottovalutato rispetto al valore intrinseco dell'azienda; lo sconto rispetto al valore intrinseco costituisce il margine di sicurezza. Definiamo valore intrinseco un valore che rifletta le reali condizioni e caratteristiche economiche dell'azienda in questione. Ci si aspetta che sul lungo periodo il mercato riconoscerà il reale valore delle azioni, determinando una crescita della quotazione. Tutto ciò si basa sull'assunto che molto spesso la quotazione di borsa non riflette il reale valore dell'azienda quotata.
Da sempre, Value Investing e Growth Investing sono considerate strategie diametralmente opposte ed inconciliabili. Perché? Semplice: le azioni delle aziende in forte crescita e di alta qualità tipiche del Growth Investing sono generalmente scambiate a prezzi molto alti e sopravvalutati; ciò accade a causa delle grandi aspettative che ci sono nei confronti di queste aziende. Questi prezzi alti sono in contrasto con l'obbiettivo primario del Value Investing, ovvero l'acquisto di azioni a prezzi bassi e sottovalutati. Per tale motivo, chi segue il Value Investing generalmente si concentra su aziende più mediocri e trascurate, ma comunque di buona qualità. Questo metodo tipico del Value Investing ha dimostrato di essere vincente, in quanto le azioni eccessivamente sopravvalutate (facilmente riscontrabili nel Growth Investing) determinano un maggior rischio dell'investimento: se le aspettative vengono disattese, il titolo può facilmente crollare. Senza contare il fatto che un titolo non può rimanere sopravvalutato all'infinito. Per tali motivi, i titoli azionari scelti con il Value Investing hanno dimostrato di generare rendimenti più elevati rispetto alle aziende in forte crescita e di alta qualità tipiche del Growth Investing.

Nonostante tutto ciò, esiste un compromesso: il GARP Investing, ovvero Growth At A Reasonable Price (crescita ad un prezzo ragionevole). Il GARP Investing è una fusione tra Value e Growth Investing che prende le parti migliori di ognuno dei due metodi. Esso consiste nell'acquistare azioni di aziende in forte crescita e di alta qualità, ad un prezzo ragionevole o (meglio) sottovalutato. E' come il Value Investing, solo che invece di acquistare aziende mediocri, acquisti solo aziende eccezionali e (soprattutto) in forte crescita. Ed è come il Growth Investing, solo che invece di acquistare a prezzi eccessivamente alti e sopravvalutati, acquisti dolo quando il prezzo scende a livelli vantaggiosi. Vi starete chiedendo com'è possibile, visto che le aziende di alta qualità ed in forte crescita sono generalmente molto sopravvalutate. Ebbene, non è sempre così; molto spesso anche le aziende in forte crescita finiscono per divenire temporaneamente sottovalutate per motivi diversi. Il mercato ci offre sempre delle buone opportunità; esso fa sempre degli errori di valutazione. Noi dobbiamo solo essere abbastanza capaci da cogliere l'occasione al volo. Ricapitolando, nel GARP Investing il nostro obbiettivo deve essere quello di acquistare azioni di aziende in forte crescita e di alta qualità, ad un prezzo ragionevole o sottovalutato. La nostra preferenza dovrebbe essere quella di acquistare a prezzi sottovalutati, ma quando si tratta di aziende in forte crescita ci possiamo accontentare anche solo di pagare un prezzo ragionevole, cioè in linea con il reale valore dell'azienda. Pagare un prezzo equo ci permette di eliminare il rischio legato ai prezzi eccessivamente sopravvalutati, dandoci la possibilità di beneficiare della crescita aziendale. Questa strategia ha dimostrato di essere la più redditizia in assoluto (se ben applicata).
Studiando le strategia d'investimento di alcuni dei più grandi investitori attuali, possiamo notare come essi condividono metodi simili, tutti assimilabili al GARP Investing. Prendiamo in considerazione due geni della finanza mondiale: Warren Buffett e Peter Lynch. In alcune parti le loro strategie sono differenti, ma sostanzialmente si basano entrambe sugli stessi criteri fondamentali e sulle stesse idee. Sia il metodo di Buffett che quello di Lynch possono essere così riassunti: acquistare azioni di aziende di alta qualità ed in forte crescita, a prezzi ragionevoli o meglio sottovalutati. Cambiano alcuni criteri di scelta, ma l'idea di base è sostanzialmente la stessa. Entrambi cercano aziende che possono vantare: crescita costante dei profitti, forte condizione finanziaria, redditività, profittabilità, prezzo d'acquisto vantaggiosamente basso. Entrambi considerano le crescita dell'utile netto come la principale fonte di guadagno, in quanto è da essa che deriva il rialzo della quotazione.
Ma ora vediamo in particolare quali sono i criteri fondamentali del GARP Investing; questi criteri di scelta sono comuni a tutti gli investitori che vogliono seguire questa strategia d'investimento.


Crescita dei profitti
Come abbiamo già accennato qui sopra ed in molti altri articoli, la crescita dell'utile netto è la principale fonte di guadagno per l'investitore, in quanto essa genera un corrispondente rialzo della quotazione di borsa. In particolare, ci si concentra sulla crescita dell'utile per azione (EPS). Quest'ultima figura si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni in circolazione, in modo da comprendere quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; questo valore non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti dell'azienda sono distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Dal seguente grafico (dal sito Gurufocus.com) è facilmente visibile come l'andamento della quotazione (in verde) è strettamente correlato all'andamento dell'utile per azione (in blue l'utile per azione moltiplicato per un valore medio del rapporto Prezzo/Utili, ovvero 15):


Uno dei criteri fondamentali consiste nel concentrarsi solo su aziende il cui utile per azione è cresciuto ogni anno negli ultimi 5/10 anni ad un tasso superiore alla media. Ma come facciamo ad essere sicuri che l'utile per azione continuerà a crescere anche in futuro? Anche se la crescita passata non ci da garanzie sicure al 100% riguardo la crescita futura, comunque è un buon segno. Infatti, se un'azienda ha storicamente dimostrato di essere molto abile nel generare crescita, continuerà a farlo finché ce ne saranno le possibilità. Secondariamente dovremmo considerare le prospettive future e le stime degli analisti, i quali propongono sempre una stima ragionevole (più o meno accurata) riguardo i futuri risultati delle aziende quotate. Un'altro criterio molto utilizzato riguarda la prevedibilità. L'utile per azione è considerato prevedibile solo se mostra un trend di crescita ben definito e storicamente stabile e costante sul lungo periodo. Dei risultati storicamente erratici, instabili ed incostanti, non sono da prendere in considerazione. Ma forse il criterio più importante in assoluto è la presenza di vantaggi competitivi durevoli; essi ci possono garantire che la crescita è effettivamente sostenibile sul lungo periodo. Per capirne di più vedi Come identificare le azioni eccellenti - i vantaggi competitivi.
Il modo preferito da Peter Lynch per difendersi dall'incertezza relativa alla crescita futura, consiste semplicemente nel pagare un prezzo equo e ragionevole, cioè in linea con l'attuale valore intrinseco.
Se per caso l'azienda dovesse arrestare la sua crescita, possiamo comunque contare sul fatto che il valore intrinseco rimanga stabile; pertanto avremo sempre la possibilità di rivendere le azioni allo stesso prezzo d'acquisto (il quale è in linea con il valore intrinseco, che non varia). Il problema arriva solo se l'azienda dovesse cominciare a regredire, poiché in quel momento anche il valore intrinseco e l'utile per azione cominceranno a scendere (insieme alla quotazione).


Forte condizione finanziaria
Uno dei criteri fondamentali è quello di acquistare solo azioni di aziende in ottima salute e che possono vantare una forte condizione finanziaria. Ci sono diversi metodi e valori per determinare la forza e la stabilità finanziaria di un'azienda, ma il più utilizzato sia da Buffett che da Lynch è il rapporto Debt/Equity; quest'ultimo è il rapporto tra debito totale e patrimonio netto. Ciò che cerchiamo è un valore inferiore ad 1, poiché ciò indicherebbe che il debito è inferiore al patrimonio netto. L'ideale è un valore pari a zero. Un basso debito è importante, ma è altrettanto importante che tale debito sia in qualche modo "coperto" da un'attivo dell'azienda, come il patrimonio netto, la liquidità totale o l'utile netto totale (se, utilizzando tutto l'utile netto totale, l'azienda sarebbe in grado di ripagare l'intero debito nel giro di 3 o 4 anni, questo sarebbe un ottimo segno). Per comprendere meglio l'argomento della salute finanziaria vedi 7 valori fondamentali per determinare la salute finanziaria.


Basso prezzo d'acquisto
Esistono diversi metodi per determinare se il prezzo di un titolo azionario è sottovalutato o sopravvalutato, ma ora ci concentreremo sui valori basilari. Dobbiamo considerare che il fulcro centrale della nostra strategia d'investimento è l'utile netto; pertanto, dobbiamo determinare la sottovalutazione o la sopravvalutazione di un titolo proprio in relazione all'utile netto. Per fare ciò ci sono principalmente 2 valori: il rapporto Prezzo/Utili (abbreviato in P/E) ed il PEG. Il primo è il rapporto tra il prezzo di un titolo ed il corrispondente utile per azione; ad esempio, un valore di 15 indica che il prezzo del titolo è pari a 15 volte l'utile per azione. Generalmente, un qualsiasi valore superiore a 15 è considerato sopravvalutato, e qualsiasi valore inferiore a 15 è considerato sottovalutato. Ma non possiamo basarci solo su questo; il miglior modo per avvantaggiarsi del rapporto Prezzo/Utile è quello di considerarlo in relazione alla media storica. Guarda il grafico sottostante (dal sito amigobulls.com):

Possiamo vedere come il rapporto Prezzo/Utili (in arancione) oscilli continuamente; tuttavia possiamo determinare un valore medio, che in questo caso è pari a 17,46. Ciò significa che l'azienda ha storicamente mantenuto un P/E medio di 17,46: qualsiasi valore inferiore sarà considerato sottovalutato, qualsiasi valore superiore sarà sopravvalutato. Il nostro obbiettivo dovrebbe essere quello di acquistare quando il rapporto Prezzo/Utili scende molto al di sotto della media che ha storicamente mantenuto ed il più vicino possibile ai minimi storici.
L'altro metodo tipico del GARP Investing atto a determinare la sopravvalutazione o sottovalutazione di un titolo azionario in relazione all'utile netto è il PEG. Quest'ultimo è il rapporto tra il P/E ed il tasso di crescita dell'utile per azione. Se il rapporto Prezzo/Utili è maggiore del tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà superiore ad 1 e la quotazione è da considerarsi sopravvalutata. Se il P/E è inferiore al tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà minore di 1 e la quotazione è da considerarsi sottovalutata.


Per capirne di più riguardo il GARP Investing ti consiglio di dare un'occhiata alla strategia d'investimento di Peter Lynch, esposta nel seguente articolo >>>  Come Peter Lynch ha realizzato il 30% annuo per 20 anni di seguito



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domenica 5 marzo 2017

Top 7 libri che ogni giovane investitore dovrebbe leggere



Per quanto articoli e blog online possano essere approfonditi ed esaustivi (o almeno spero sia così per il mio), non si può basare un'intera strategia su di essi. Per avanzare e progredire è necessario acquisire informazioni da fonti ancora più esaustive, approfondite ed illuminanti. Sono pienamente convinto che per ottenere il successo in qualsiasi campo è necessario copiare ed imparare dai migliori, ovvero da coloro che il successo l'hanno già ampiamente raggiunto. Per quanto una singola persona può essere intelligente e capace, non potrà mai fare meglio di più esperti altrettanto capaci ed intelligenti che collaborano per uno scopo comune. Il nostro obbiettivo deve essere quello di convogliare, acquisire e sfruttare le conoscenze e le capacità di una moltitudine di esperti; la nostra mente diventa solo un mezzo attraverso il quale questa moltitudine di intelligenze vengono riunite, assemblate, integrate ed espresse. E' solo così che l'umanità può progredire ed evolversi in qualsiasi campo: attraverso l'incontro e la commistione di più intelligenze illuminate. Prendete in considerazione Warren Buffett; pensate che l'intera sua ammirata sapienza in campo finanziario e tutte le sue "miracolose" conoscenze siano basate unicamente su ricerche e studi personali? Ovviamente no; una sola vita non potrebbe mai bastare per mettere insieme tale straordinaria struttura di conoscenze. Ciò che Buffett ha fatto è stato fondere insieme le intelligenze illuminate di alcuni dei migliori economisti della storia. Studiando la sua strategia d'investimento si può notare l'influenza dei seguenti economisti: Benjamin Graham, Philip Fisher, Lawrence N. Bloomberg, John Burr Williams, Lord John Maynard Keynes, Edgar Smith ed il socio Charlie Munger. Buffett ha preso le filosofie aziendali e d'investimento di alcune delle più grandi menti della storia dell'economia, e ne ha sintetizzato un approccio completamente nuovo basato su queste vecchie lezioni.
E' solo così che si progredisce. Una singola mente non può fare molto; più menti che si incontrano e si integrano insieme l'una con l'altra, possono fare di più. Tu devi essere quel punto in cui si incontrano e si integrano più intelligenze derivanti da più esperti.
Ma come facciamo ad acquisire le conoscenze, le competenze e le idee dei migliori esperti in campo finanziario? Ovviamente attraverso i libri. In quest'articolo vi propongo quelli che a mio parere sono i migliori libri su argomenti finanziari e d'investimento. Attraverso essi potrete acquisire tutte le conoscenze necessarie per effettuare degli investimenti di successo sui mercati finanziari. I libri che elenco di seguito sono considerati in assoluto i migliori libri su analisi fondamentale e Value Investing, e sono stati scritti da alcune delle più grandi menti della finanza mondiale.

1) The Intelligent Investor;
"Di gran lunga il miglior libro sugli investimenti mai scritto". "La Bibbia degli investimenti".
Entrambe questa frasi sono citazioni di Warren Buffett, il quale in alcune occasioni ha affermato di aver appreso da questo libro tutto ciò che è necessario sapere sugli investimenti (in particolare i capitoli 8 e 20 sarebbero la fonte delle sue performance). The Intelligent Investor è stato scritto da Benjamin Graham, padre del Value Investing e mentore dell'oracolo di Omaha. Attualmente questo libro è considerato un must per ogni investitore; esso è letteralmente il fondamento del Value Investing. In questo eccezionale saggio, Graham espone il suo approccio conservativo, avverso al rischio e sorprendentemente redditizio. La sua attenzione si concentra principalmente su aziende stabili ed in ottima salute, acquistabili a prezzi temporaneamente sottovalutati rispetto alle reali caratteristiche economiche del business. Graham dimostra come i titoli azionari che vanno più di moda generano rendimenti inferiori rispetto ad aziende maggiormente trascurate dal mercato ma comunque di grande valore. Vengono introdotti i concetti di valore intrinseco, margine di sicurezza, analisi del bilancio. Per conoscere in modo abbastanza approfondito il contenuto di questo libro ti consiglio i seguenti articoli: The Intelligent Investor tradotto in italiano. - Tutto ciò che è necessario sapere sull'investimento: il capitolo 8 di The Intelligent Investor - Guida completa al Value Investing

2) Common Stocks and Uncommon Profits;
In molte occasioni Warren Buffett ha affermato che la sua strategia d'investimento è "85% Benjamin Graham e 15% Philip Fisher"; se con il libro The Intelligent Investor potrete apprendere la parte di Benjamin Graham, con il libro Uncommon Stocks and Uncommon Profits potrete apprendere la parte di Philip Fisher. Quest'ultimo è il padre del Growth Investing, e questo libro è il suo capolavoro. La strategia di Fisher consiste principalmente nell'acquistare aziende di alta qualità in forte crescita, con un management eccezionale, delle ottime prospettive future ed una forte posizione competitiva. Per individuare questo tipo di aziende, Fisher ha messo a punto un sistema di 15 criteri che ogni investitore dovrebbe considerare. Per un approfondimento ti consiglio i seguenti articoli: 15 suggerimenti dal padre del Growth Investing - I 6 ordinari segreti dietro le straordinarie performance di Philip Fisher - Cos'è il Growth Investing

3) Buffettology;
A mio parere questo è in assoluto il miglior libro mai scritto riguardo la strategia d'investimento di Warren Buffett. L'autore espone tutti i concetti fondamentali della strategia di Buffett, i quali possono essere suddivisi in due lezioni principali: come valutare un'azienda e come valutare il prezzo d'acquisto. Per quanto riguarda la prima lezione, l'autore spiega molto bene tutte le caratteristiche che un'azienda deve possedere per entrare nel portafoglio di Buffett: vantaggi competitivi, profittevole reinvestimento degli utili trattenuti, crescita dei profitti, prevedibilità, redditività. Per quanto riguarda la valutazione del prezzo d'acquisto, nel libro vengono esposti i metodi preferiti dall'oracolo di Omaha per determinare il valore intrinseco, decidere a quale prezzo un investimento è vantaggioso, e come comportarsi riguardo le fluttuazioni del mercato. Per un approfondimento vedi i seguenti articoli: Le nove regole d'oro di Warren Buffett. - Il metodo di Warren Buffett - Come Warren Buffett analizza il rendiconto economico

4) One Up On Wall Street;
Esistono poche persone che sono in grado di tenere testa a Warren Buffett; uno di questi è Peter Lynch, che durante la sua carriera come manager di un fondo d'investimento, è stato in grado di ottenere un rendimento di circa il 30% medio annuo per 20 anni di seguito. Nel libro One Up On Wall Street, Peter Lynch espone la strategia d'investimento che gli ha permesso di generare questi rendimenti straordinari. Il metodo di questo guru può essere così riassunto: puntare su azioni di aziende in forte crescita, acquistabili a prezzi ragionevoli. Il fulcro della strategia di Peter Lynch è la crescita dell'utile netto, insieme ad una forte condizione finanziaria ed un prezzo d'acquisto ragionevole. Per determinare se il prezzo d'acquisto è ragionevole o meno, Lynch utilizza il rapporto Prezzo/Utili ed il PEG. Per un approfondimento vedi: Come Peter Lynch ha realizzato il 30% annuo per 20 anni di seguito

5) The Essays of Warren Buffett;
L'oracolo di Omaha non ha mai scritto un libro di suo pugno riguardo la sua strategia d'investimento. Le uniche fonti di informazioni scritte direttamente da lui sono le lettere che ogni anno invia a tutti gli azionisti della sua azienda, la Berkshire Hataway. Tali lettere sono dei veri e propri capolavori di illuminismo finanziario; da esse si possono comprendere i concetti e le idee che stanno alla base della filosofia d'investimento di Warren Buffett. Il libro The Essays of Warren Buffett è una raccolta dei migliori estratti di queste lettere. Per un approfondimento vedi: Questi sono gli estratti più significativi delle lettere di Warren Buffett - Parte 1 - Questi sono gli estratti più significativi delle lettere di Warren Buffett - Parte 2

6) Common Sense On Mutual Funds;
L'autore di questo libro è Jhon C Bogle, fondatore di Vanguard Group (società d'investimenti che attualmente gestisce oltre 3 triliardi di dollari) ed ideatore dei fondi indicizzati. Bogle espone in modo illuminante i vantaggi dei fondi d'investimento indicizzati, ovvero quei fondi gestiti passivamente che sono in grado di riprodurre fedelmente l'andamento di un intero indice o listino azionario. L'autore dimostra come un portafoglio di fondi indicizzati genera un rendimento superiore rispetto alla maggior parte dei classici fondi d'investimento gestiti attivamente, il tutto con un minor rischio e delle commissioni molto inferiori. Anche Warren Buffett ha definito questo libro un must per ogni investitore; dopo aver letto questo libro, l'oracolo di Omaha ha affermato che per un investitore medio o un piccolo risparmiatore, i fondi indicizzati sono effettivamente la scelta migliore. Per capirne di più vedi Il miglior investimento in assoluto (secondo un uomo da 3 triliardi di $).

7) Value Investing: from Graham to Buffett and beyond;
Questo libro è un po più complesso, ma è davvero eccezionale. La prima parte è dedicata ad un'introduzione estremamente completa e particolareggiata sul Value Investing. Nella seconda parte l'autore espone i metodi per calcolare il valore intrinseco: vengono affrontati diversi argomenti, quali l'analisi del bilancio, i vantaggi competitivi, la prevedibilità, la crescita dell'azienda, la redditività. La terza ed ultima parte è dedicata alle strategie d'investimento di otto diversi investitori di fama mondiale. Sono convinto che questo sia assolutamente uno dei migliori libri mai scritti sul Value Investing.


Quelli che ho elencato in questo articolo sono solo alcuni dei migliori libri sull'investimento (analisi fondamentale e Value Investing). Essi sono un eccezionale punto di partenza, ma non bisogna fermarsi ad essi. Penso che se sei davvero motivato, troverai tutte le fonti di cui hai bisogno per sviluppare una strategia d'investimento eccezionale.



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Se nel 2009 avessi investito in queste 3 azioni, oggi saresti milionario

giovedì 2 marzo 2017

Se nel 2009 avessi investito in queste 3 azioni, oggi saresti milionario



In questo articolo voglio darvi un assaggio degli straordinari profitti che si possono ottenere sul mercato azionario. Non parlo di speculazione, analisi tecnica, scalping, intraday o qualsiasi altro metodo orientato al breve e brevissimo periodo; tentare di prevedere come si muoveranno i mercati con un orizzonte temporale a breve termine non è un metodo sostenibile per approcciare i mercati finanziari. Il modo più redditizio e sostenibile per investire in azioni è attraverso l'analisi fondamentale, ovvero la valutazione delle reali caratteristiche, condizioni e prospettive economiche delle aziende quotate in borsa; l'orizzonte temporale all'interno del quale vanno effettuati questi investimenti è il lungo e lunghissimo periodo. L'obbiettivo è ottenere un apprezzamento del nostro capitale attraverso la crescita dell'economia reale. E' necessario ricordare che un titolo azionario non è un biglietto della lotteria; esso rappresenta una quota di partecipazione alla proprietà dell'azienda.
Se siamo in grado di valutare le aziende in modo appropriato, gli investimenti che ne derivano potranno portarci rendimenti straordinari.

Tutti sappiamo che il biennio 2008-2009 è stato uno dei periodi più neri della storia finanziaria mondiale. Sotto la pressione di investitori in panico, l'indice S&P 500 ha perso oltre il 50% del suo valore. In quella situazione caotica governata dalla paura, sono state poche le persone abbastanza coraggiose (o intelligenti) da acquistare azioni. Uno di questi era Warren Buffett; mentre tutti vendevano in preda al panico, l'oracolo di Omaha acquistava a mani basse enormi quantità di azioni a prezzi bassissimi. Uno dei titoli che ha acquistato è stato Bank of America, una banca che a causa della crisi (di cui, tra l'altro, era in buona parte colpevole) si trovava sull'orlo del fallimento. Il valore di borsa era crollato dai 52 dollari dell'ottobre 2007 a 3 dollari nel marzo 2009 e Buffett fu uno dei pochissimi abbastanza abili da acquistare le azioni Bank of America in quel periodo, forte delle sue convinzioni riguardo la solidità della banca. Oggi la quotazione tocca i 25,50$.
[Il grafico sottostante proviene dal sito amigobulls.com]

Se avessi investito nel marzo 2009, quando la quotazione ha toccato i 3$, avresti ottenuto un rendimento del 30% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Ciò significa 10.000$ sarebbero diventati oltre 84.000$; 50.000$ oggi varrebbero oltre 423.000$; e 100.000$ sarebbero quasi 850.000$, il tutto senza contare i dividendi.


Bank of America era un'azienda enorme sia prima della crisi che dopo la crisi. Ma ora consideriamo un'azienda che nel 2008 era ancora piccola e prettamente sconosciuta: Netflix Inc.
Investire in piccole aziende con grandi prospettive è una delle strategie più imitate, in quanto esse possono offrire rendimenti a dir poco straordinari. Sono molti gli investitori che tentano di diventare ricchi investendo in business molto piccoli, nella speranza che essi possano divenire aziende di grande successo. Questa è evidentemente una strategia molto rischiosa, ma bastano pochi investimenti ben fatti (anche solo uno) per renderti ricco. Un esempio è Netflix Inc (il seguente grafico proviene dal sito amigobulls.com):

Nel marzo 2009 (quando lo S&P 500 toccò il suo punto minimo), il prezzo di un'azione Netflix si aggirava intorno ai 5 dollari. Oggi la quotazione sfiora i 140 dollari. Ciò significa che acquistando nel marzo 2009 avresti ottenuto un rendimento di oltre il 50% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Se avessi investito 10.000$ in Netflix nel marzo 2009, oggi il tuo capitale si sarebbe apprezzato ad oltre 280.000$. Se avessi investito 50.000$, oggi possiederesti oltre 1 milione e quattrocentomila dollari. E se avessi acquistato azioni Netflix per un valore di 100.000$, oggi sarebbero diventati oltre 2 milioni e ottocentomila dollari.


Vi ho presentato le performance messe a segno da due titoli azionari negli ultimi otto anni. Otto anni è un periodo di tempo relativamente lungo; ma la verità è che quando acquistiamo un titolo azionario dovremmo essere convinti di volerlo tenere in portafoglio per molto più tempo. Finché un'azienda genera ricchezza e redditività per i propri azionisti, non dovremmo mai venderne le azioni. Il nostro orizzonte temporale dovrebbe essere "per sempre", perché è solo così che si può sfruttare al massimo il principio dell'interesse composto. A sostegno delle mie asserzioni, vi propongo un terzo titolo azionario: Nike Inc.
Il titolo azionario della famosa azienda produttrice di scarpe sportive ha generato un rendimento di oltre 20% medio annuo composto dal giorno in cui è stata quotata fino ad oggi. Nel 1987 il prezzo di un'azione Nike era di appena venti centesimi di dollaro. Oggi, dopo 30 anni, la quotazione sfiora i 60 dollari (con un picco recente di 67 dollari). 10.000$ investiti in azioni Nike nel 1987, oggi sarebbero diventati ben 3 milioni e 45 mila dollari. 50.000$ investiti nel 1987 oggi avrebbero aumentato il loro valore fino a 15 milioni e 224 mila dollari. E 100.000$ oggi sarebbero aumentati di valore fino a raggiungere l'assurda cifra di 30 milioni e 500 mila dollari. Questo è il potere dell'interesse composto.
Nel grafico qui di seguito (dal sito amigobulls.com) potete osservare la performance del titolo Nike negli ultimi dieci anni:


Volete un'altro esempio? Se aveste investito 10.000$ in azioni Amazon nel 1997 (quando la quotazione si attestava a 1,50$), oggi possiedereste oltre 5 milioni e 600 mila dollari.
E' doveroso considerare che queste eccezionali occasioni non solo sono rare, ma anche molto difficili da individuare; forse nessuno è in grado di riconoscerle con precisione ed esattezza. Credo che alcune volte è necessario imparare ad apprezzare il ruolo che la fortuna ha in questo genere di cose. E' pur vero che un bravo investitore è in grado di compensare la ceca incertezza della fortuna con le certezze derivanti dalle sue conoscenze ed abilità; forse la bravura di un'investitore si vede proprio dalla sua capacità di eliminare la fortuna dell'equazione. Perché ogni battaglia deve essere già vinta in partenza.



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Come ridurre il rischio dell'investimento sfruttando a proprio vantaggio la volatilità del mercato



Una delle principali preoccupazioni per ogni investitore è quella di ridurre al minimo il rischio dell'investimento. In particolare, il principale rischio del mercato azionario è legato alle sue ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni; questa eccessiva volatilità è la prima fonte di rischio in un investimento sul mercato azionario. Pertanto, ogni investitore di borsa ha bisogno di sviluppare tecniche adatte ad estirpare per quanto possibile tale imprevedibilità dei titoli azionari.
Spesso siamo portati a considerare la volatilità come un ostacolo ai nostri obbiettivi d'investimento, in quanto essa accresce il rischio. Eppure non deve essere così. In questo articolo vi parlerò di una particolare tecnica di gestione del portafoglio che permette di diminuire il rischio dell'investimento proprio grazie alla tanto temuta volatilità. Ma come si fa a trasformare la volatilità in un vantaggio che possa garantirci maggiori certezze e minori rischi? Prima di rispondere voglio scrivere una piccola introduzione.
Generalmente la volatilità viene considerata come un nemico dell'investitore, il quale pertanto si impegna per cercare di estirparla completamente. Ovviamente, la volatilità non è estirpabile, pertanto molto spesso l'investitore si impegna in una battaglia inutile contro forze più grandi di lui che non potrà mai vincere. La cosa importante è riuscire a comprendere che la volatilità è una delle caratteristiche naturali del mercato azionario; cercare di imporsi forzatamente contro di essa non potrà mai dare buoni esiti. Se non possiamo battere la volatilità, allora cosa dobbiamo fare per diminuire il rischio dell'investimento? Semplicemente dobbiamo assecondare la volatilità. Dobbiamo accoglierla e sfruttarla a nostro vantaggio: è assurdo pensare di poter adattare il mercato azionario alle nostre necessità. Siamo noi investitori che dobbiamo adattarci al mercato azionario.
Il Dollar Cost Averaging (DCA) ci permette di assecondare la volatilità ed adattarci ad essa, diminuendo il rischio del nostro investimento. Questa tecnica di gestione del portafoglio ci da la possibilità di trasformare le ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni del mercato azionario in un vantaggio facilmente sfruttabile.

Il primo ad aver utilizzato la tecnica del DCA è stato Benjamin Graham, padre del Value Investing e mentore di Warren Buffett.
In molte occasioni Buffett ha affermato che la cosa migliore che si può fare in borsa è acquistare azioni in maniera costante sul lungo periodo, in modo da distribuire il rischio su un arco temporale maggiore. Con queste parole l'oracolo di Omaha si riferiva proprio al Dollar Cost Averaging.

Il DCA consiste nell'investire, ad intervalli regolari di tempo, la stessa somma di denaro per acquistare un particolare strumento finanziario. Gli intervalli di tempo possono essere di diversa entità: mensili, trimestrali, semestrali o annuali.
L'obbiettivo è distribuire il rischio esponendoci a condizioni di mercato diverse; è evidente che acquistare tutte le azioni che desideri in un singolo momento rappresenta un rischio maggiore, in quanto non puoi avere la certezza di stare effettivamente acquistando al prezzo più vantaggioso, né puoi essere a conoscenza delle condizioni di mercato che influenzeranno il tuo investimento. Magari ti stai proprio inserendo nel momento peggiore in assoluto e non lo sai. Il Dollar Cost Averaging permette di eliminare questa preoccupazione; attraverso il DCA ci inseriremo in più momenti, sperimentando diverse condizioni di mercato. Non avremo acquistato l'intero nostro pacchetto ad un singolo prezzo; l'avremo acquistato a tanti prezzi diversi, di cui possiamo calcolare la media.
Il vero vantaggio di questa tecnica consiste nel fatto che non è più necessario preoccuparsi di stare investendo nel momento giusto o sbagliato; non è necessario cercare di comprendere quando inserirsi e quando stare fuori.
Un'altra caratteristica tipica del Dollar Cost Averaging consiste nella possibilità di acquistare una maggiore quantità di azioni quando il prezzo è basso, ed una minor quantità quando il prezzo aumenta. Ciò permette di abbassare il prezzo medio d'acquisto, aumentando le nostre possibilità di profitto.

Ora facciamo un'esempio. Immaginiamo di voler investire 1000$ fissi ogni mese in uno strumento finanziario X (che può essere un singolo titolo azionario, un ETF o un fondo d'investimento). Assumiamo un periodo di 5 mesi; ogni inizio del mese effettuiamo il nostro acquisto ai seguenti prezzi di mercato:

Mese 1: 50$

Mese 2: 35$

Mese 3: 27$

Mese 4: 38$

Mese 5: 52$

Ogni inizio del mese investiamo esattamente 1000$. E' logico che quando il prezzo è più basso potremo acquistare un maggior numero di azioni rispetto a quando il prezzo è più alto. Vediamo.

Mese 1: 1000$/50$ = 20 azioni acquistate

Mese 2: 1000$/35$ = 28,57 azioni acquistate

Mese 3: 1000$/27$ = 37,03 azioni acquistate

Mese 4: 1000$/38$ = 26,31 azioni acquistate

Mese 5: 1000$/52$ = 19,23 azioni acquistate

In totale avremo acquistato circa 131,14 azioni. Calcolando la media ponderata, scopriamo che il prezzo medio d'acquisto è 38,12$. Considerando che il prezzo attuale (al mese 5) è di 52$, possiamo vantare un ottimo profitto. Se avessimo investito l'intera somma (5000$) in un singolo momento, avremo potuto ottenere un profitto maggiore così come un profitto minore; ma visto che nessuno è in grado di prevedere come si muoveranno le quotazioni, il metodo del Dollar Cost Averaging permette di accrescere le nostre certezze.

E' importante considerare che il DCA non elimina il rischio dell'investimento; può solo contribuire ad attenuarlo.



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