lunedì 6 marzo 2017
La strategia d'investimento definitiva: cos'è il GARP Investing.
Tutti sappiamo cos'è l'analisi fondamentale. Essa è un metodo di selezione dei titoli azionari basato sull'analisi delle reali caratteristiche e condizioni economiche fondamentali dell'azienda. Questa è una strategia d'investimento orientata al lungo e lunghissimo periodo; l'obbiettivo è ottenere un apprezzamento del capitale basato sulla crescita dell'economica reale.
Ora dobbiamo introdurre alcune distinzioni. L'analisi fondamentale non è tutta uguale; esistono diversi tipi di strategie. Le strategie più famose derivanti dall'analisi fondamentale sono principalmente due: Growth Investing e Value Investing (vedi Cos'è il Growth Investing e Guida completa al Value Investing). Il Growth Investing consiste nell'acquistare azioni di aziende in forte crescita. In particolare, ci si concentra sui aziende il cui utile netto è cresciuto ogni anno negli ultimi 5/10 anni ad un tasso superiore alla media, e ci si aspetta continuerà a fare lo stesso anche in futuro. L'obbiettivo è trovare aziende di cui possiamo avere la virtuale certezza che saranno in grado di generare una forte crescita dei profitti per molti anni a venire; la quotazione si apprezzerà di conseguenza alla crescita dell'utile netto e dell'azienda.
Il Value Investing consiste nell'acquistare titoli azionari ad un prezzo molto scontato e sottovalutato rispetto al valore intrinseco dell'azienda; lo sconto rispetto al valore intrinseco costituisce il margine di sicurezza. Definiamo valore intrinseco un valore che rifletta le reali condizioni e caratteristiche economiche dell'azienda in questione. Ci si aspetta che sul lungo periodo il mercato riconoscerà il reale valore delle azioni, determinando una crescita della quotazione. Tutto ciò si basa sull'assunto che molto spesso la quotazione di borsa non riflette il reale valore dell'azienda quotata.
Da sempre, Value Investing e Growth Investing sono considerate strategie diametralmente opposte ed inconciliabili. Perché? Semplice: le azioni delle aziende in forte crescita e di alta qualità tipiche del Growth Investing sono generalmente scambiate a prezzi molto alti e sopravvalutati; ciò accade a causa delle grandi aspettative che ci sono nei confronti di queste aziende. Questi prezzi alti sono in contrasto con l'obbiettivo primario del Value Investing, ovvero l'acquisto di azioni a prezzi bassi e sottovalutati. Per tale motivo, chi segue il Value Investing generalmente si concentra su aziende più mediocri e trascurate, ma comunque di buona qualità. Questo metodo tipico del Value Investing ha dimostrato di essere vincente, in quanto le azioni eccessivamente sopravvalutate (facilmente riscontrabili nel Growth Investing) determinano un maggior rischio dell'investimento: se le aspettative vengono disattese, il titolo può facilmente crollare. Senza contare il fatto che un titolo non può rimanere sopravvalutato all'infinito. Per tali motivi, i titoli azionari scelti con il Value Investing hanno dimostrato di generare rendimenti più elevati rispetto alle aziende in forte crescita e di alta qualità tipiche del Growth Investing.
Nonostante tutto ciò, esiste un compromesso: il GARP Investing, ovvero Growth At A Reasonable Price (crescita ad un prezzo ragionevole). Il GARP Investing è una fusione tra Value e Growth Investing che prende le parti migliori di ognuno dei due metodi. Esso consiste nell'acquistare azioni di aziende in forte crescita e di alta qualità, ad un prezzo ragionevole o (meglio) sottovalutato. E' come il Value Investing, solo che invece di acquistare aziende mediocri, acquisti solo aziende eccezionali e (soprattutto) in forte crescita. Ed è come il Growth Investing, solo che invece di acquistare a prezzi eccessivamente alti e sopravvalutati, acquisti dolo quando il prezzo scende a livelli vantaggiosi. Vi starete chiedendo com'è possibile, visto che le aziende di alta qualità ed in forte crescita sono generalmente molto sopravvalutate. Ebbene, non è sempre così; molto spesso anche le aziende in forte crescita finiscono per divenire temporaneamente sottovalutate per motivi diversi. Il mercato ci offre sempre delle buone opportunità; esso fa sempre degli errori di valutazione. Noi dobbiamo solo essere abbastanza capaci da cogliere l'occasione al volo. Ricapitolando, nel GARP Investing il nostro obbiettivo deve essere quello di acquistare azioni di aziende in forte crescita e di alta qualità, ad un prezzo ragionevole o sottovalutato. La nostra preferenza dovrebbe essere quella di acquistare a prezzi sottovalutati, ma quando si tratta di aziende in forte crescita ci possiamo accontentare anche solo di pagare un prezzo ragionevole, cioè in linea con il reale valore dell'azienda. Pagare un prezzo equo ci permette di eliminare il rischio legato ai prezzi eccessivamente sopravvalutati, dandoci la possibilità di beneficiare della crescita aziendale. Questa strategia ha dimostrato di essere la più redditizia in assoluto (se ben applicata).
Studiando le strategia d'investimento di alcuni dei più grandi investitori attuali, possiamo notare come essi condividono metodi simili, tutti assimilabili al GARP Investing. Prendiamo in considerazione due geni della finanza mondiale: Warren Buffett e Peter Lynch. In alcune parti le loro strategie sono differenti, ma sostanzialmente si basano entrambe sugli stessi criteri fondamentali e sulle stesse idee. Sia il metodo di Buffett che quello di Lynch possono essere così riassunti: acquistare azioni di aziende di alta qualità ed in forte crescita, a prezzi ragionevoli o meglio sottovalutati. Cambiano alcuni criteri di scelta, ma l'idea di base è sostanzialmente la stessa. Entrambi cercano aziende che possono vantare: crescita costante dei profitti, forte condizione finanziaria, redditività, profittabilità, prezzo d'acquisto vantaggiosamente basso. Entrambi considerano le crescita dell'utile netto come la principale fonte di guadagno, in quanto è da essa che deriva il rialzo della quotazione.
Ma ora vediamo in particolare quali sono i criteri fondamentali del GARP Investing; questi criteri di scelta sono comuni a tutti gli investitori che vogliono seguire questa strategia d'investimento.
Crescita dei profitti
Come abbiamo già accennato qui sopra ed in molti altri articoli, la crescita dell'utile netto è la principale fonte di guadagno per l'investitore, in quanto essa genera un corrispondente rialzo della quotazione di borsa. In particolare, ci si concentra sulla crescita dell'utile per azione (EPS). Quest'ultima figura si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni in circolazione, in modo da comprendere quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; questo valore non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti dell'azienda sono distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Dal seguente grafico (dal sito Gurufocus.com) è facilmente visibile come l'andamento della quotazione (in verde) è strettamente correlato all'andamento dell'utile per azione (in blue l'utile per azione moltiplicato per un valore medio del rapporto Prezzo/Utili, ovvero 15):
Uno dei criteri fondamentali consiste nel concentrarsi solo su aziende il cui utile per azione è cresciuto ogni anno negli ultimi 5/10 anni ad un tasso superiore alla media. Ma come facciamo ad essere sicuri che l'utile per azione continuerà a crescere anche in futuro? Anche se la crescita passata non ci da garanzie sicure al 100% riguardo la crescita futura, comunque è un buon segno. Infatti, se un'azienda ha storicamente dimostrato di essere molto abile nel generare crescita, continuerà a farlo finché ce ne saranno le possibilità. Secondariamente dovremmo considerare le prospettive future e le stime degli analisti, i quali propongono sempre una stima ragionevole (più o meno accurata) riguardo i futuri risultati delle aziende quotate. Un'altro criterio molto utilizzato riguarda la prevedibilità. L'utile per azione è considerato prevedibile solo se mostra un trend di crescita ben definito e storicamente stabile e costante sul lungo periodo. Dei risultati storicamente erratici, instabili ed incostanti, non sono da prendere in considerazione. Ma forse il criterio più importante in assoluto è la presenza di vantaggi competitivi durevoli; essi ci possono garantire che la crescita è effettivamente sostenibile sul lungo periodo. Per capirne di più vedi Come identificare le azioni eccellenti - i vantaggi competitivi.
Il modo preferito da Peter Lynch per difendersi dall'incertezza relativa alla crescita futura, consiste semplicemente nel pagare un prezzo equo e ragionevole, cioè in linea con l'attuale valore intrinseco.
Se per caso l'azienda dovesse arrestare la sua crescita, possiamo comunque contare sul fatto che il valore intrinseco rimanga stabile; pertanto avremo sempre la possibilità di rivendere le azioni allo stesso prezzo d'acquisto (il quale è in linea con il valore intrinseco, che non varia). Il problema arriva solo se l'azienda dovesse cominciare a regredire, poiché in quel momento anche il valore intrinseco e l'utile per azione cominceranno a scendere (insieme alla quotazione).
Forte condizione finanziaria
Uno dei criteri fondamentali è quello di acquistare solo azioni di aziende in ottima salute e che possono vantare una forte condizione finanziaria. Ci sono diversi metodi e valori per determinare la forza e la stabilità finanziaria di un'azienda, ma il più utilizzato sia da Buffett che da Lynch è il rapporto Debt/Equity; quest'ultimo è il rapporto tra debito totale e patrimonio netto. Ciò che cerchiamo è un valore inferiore ad 1, poiché ciò indicherebbe che il debito è inferiore al patrimonio netto. L'ideale è un valore pari a zero. Un basso debito è importante, ma è altrettanto importante che tale debito sia in qualche modo "coperto" da un'attivo dell'azienda, come il patrimonio netto, la liquidità totale o l'utile netto totale (se, utilizzando tutto l'utile netto totale, l'azienda sarebbe in grado di ripagare l'intero debito nel giro di 3 o 4 anni, questo sarebbe un ottimo segno). Per comprendere meglio l'argomento della salute finanziaria vedi 7 valori fondamentali per determinare la salute finanziaria.
Basso prezzo d'acquisto
Esistono diversi metodi per determinare se il prezzo di un titolo azionario è sottovalutato o sopravvalutato, ma ora ci concentreremo sui valori basilari. Dobbiamo considerare che il fulcro centrale della nostra strategia d'investimento è l'utile netto; pertanto, dobbiamo determinare la sottovalutazione o la sopravvalutazione di un titolo proprio in relazione all'utile netto. Per fare ciò ci sono principalmente 2 valori: il rapporto Prezzo/Utili (abbreviato in P/E) ed il PEG. Il primo è il rapporto tra il prezzo di un titolo ed il corrispondente utile per azione; ad esempio, un valore di 15 indica che il prezzo del titolo è pari a 15 volte l'utile per azione. Generalmente, un qualsiasi valore superiore a 15 è considerato sopravvalutato, e qualsiasi valore inferiore a 15 è considerato sottovalutato. Ma non possiamo basarci solo su questo; il miglior modo per avvantaggiarsi del rapporto Prezzo/Utile è quello di considerarlo in relazione alla media storica. Guarda il grafico sottostante (dal sito amigobulls.com):
Possiamo vedere come il rapporto Prezzo/Utili (in arancione) oscilli continuamente; tuttavia possiamo determinare un valore medio, che in questo caso è pari a 17,46. Ciò significa che l'azienda ha storicamente mantenuto un P/E medio di 17,46: qualsiasi valore inferiore sarà considerato sottovalutato, qualsiasi valore superiore sarà sopravvalutato. Il nostro obbiettivo dovrebbe essere quello di acquistare quando il rapporto Prezzo/Utili scende molto al di sotto della media che ha storicamente mantenuto ed il più vicino possibile ai minimi storici.
L'altro metodo tipico del GARP Investing atto a determinare la sopravvalutazione o sottovalutazione di un titolo azionario in relazione all'utile netto è il PEG. Quest'ultimo è il rapporto tra il P/E ed il tasso di crescita dell'utile per azione. Se il rapporto Prezzo/Utili è maggiore del tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà superiore ad 1 e la quotazione è da considerarsi sopravvalutata. Se il P/E è inferiore al tasso di crescita dell'utile per azione, il PEG sarà minore di 1 e la quotazione è da considerarsi sottovalutata.
Per capirne di più riguardo il GARP Investing ti consiglio di dare un'occhiata alla strategia d'investimento di Peter Lynch, esposta nel seguente articolo >>> Come Peter Lynch ha realizzato il 30% annuo per 20 anni di seguito
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domenica 5 marzo 2017
Top 7 libri che ogni giovane investitore dovrebbe leggere
Per quanto articoli e blog online possano essere approfonditi ed esaustivi (o almeno spero sia così per il mio), non si può basare un'intera strategia su di essi. Per avanzare e progredire è necessario acquisire informazioni da fonti ancora più esaustive, approfondite ed illuminanti. Sono pienamente convinto che per ottenere il successo in qualsiasi campo è necessario copiare ed imparare dai migliori, ovvero da coloro che il successo l'hanno già ampiamente raggiunto. Per quanto una singola persona può essere intelligente e capace, non potrà mai fare meglio di più esperti altrettanto capaci ed intelligenti che collaborano per uno scopo comune. Il nostro obbiettivo deve essere quello di convogliare, acquisire e sfruttare le conoscenze e le capacità di una moltitudine di esperti; la nostra mente diventa solo un mezzo attraverso il quale questa moltitudine di intelligenze vengono riunite, assemblate, integrate ed espresse. E' solo così che l'umanità può progredire ed evolversi in qualsiasi campo: attraverso l'incontro e la commistione di più intelligenze illuminate. Prendete in considerazione Warren Buffett; pensate che l'intera sua ammirata sapienza in campo finanziario e tutte le sue "miracolose" conoscenze siano basate unicamente su ricerche e studi personali? Ovviamente no; una sola vita non potrebbe mai bastare per mettere insieme tale straordinaria struttura di conoscenze. Ciò che Buffett ha fatto è stato fondere insieme le intelligenze illuminate di alcuni dei migliori economisti della storia. Studiando la sua strategia d'investimento si può notare l'influenza dei seguenti economisti: Benjamin Graham, Philip Fisher, Lawrence N. Bloomberg, John Burr Williams, Lord John Maynard Keynes, Edgar Smith ed il socio Charlie Munger. Buffett ha preso le filosofie aziendali e d'investimento di alcune delle più grandi menti della storia dell'economia, e ne ha sintetizzato un approccio completamente nuovo basato su queste vecchie lezioni.
E' solo così che si progredisce. Una singola mente non può fare molto; più menti che si incontrano e si integrano insieme l'una con l'altra, possono fare di più. Tu devi essere quel punto in cui si incontrano e si integrano più intelligenze derivanti da più esperti.
Ma come facciamo ad acquisire le conoscenze, le competenze e le idee dei migliori esperti in campo finanziario? Ovviamente attraverso i libri. In quest'articolo vi propongo quelli che a mio parere sono i migliori libri su argomenti finanziari e d'investimento. Attraverso essi potrete acquisire tutte le conoscenze necessarie per effettuare degli investimenti di successo sui mercati finanziari. I libri che elenco di seguito sono considerati in assoluto i migliori libri su analisi fondamentale e Value Investing, e sono stati scritti da alcune delle più grandi menti della finanza mondiale.
1) The Intelligent Investor;
"Di gran lunga il miglior libro sugli investimenti mai scritto". "La Bibbia degli investimenti".
Entrambe questa frasi sono citazioni di Warren Buffett, il quale in alcune occasioni ha affermato di aver appreso da questo libro tutto ciò che è necessario sapere sugli investimenti (in particolare i capitoli 8 e 20 sarebbero la fonte delle sue performance). The Intelligent Investor è stato scritto da Benjamin Graham, padre del Value Investing e mentore dell'oracolo di Omaha. Attualmente questo libro è considerato un must per ogni investitore; esso è letteralmente il fondamento del Value Investing. In questo eccezionale saggio, Graham espone il suo approccio conservativo, avverso al rischio e sorprendentemente redditizio. La sua attenzione si concentra principalmente su aziende stabili ed in ottima salute, acquistabili a prezzi temporaneamente sottovalutati rispetto alle reali caratteristiche economiche del business. Graham dimostra come i titoli azionari che vanno più di moda generano rendimenti inferiori rispetto ad aziende maggiormente trascurate dal mercato ma comunque di grande valore. Vengono introdotti i concetti di valore intrinseco, margine di sicurezza, analisi del bilancio. Per conoscere in modo abbastanza approfondito il contenuto di questo libro ti consiglio i seguenti articoli: The Intelligent Investor tradotto in italiano. - Tutto ciò che è necessario sapere sull'investimento: il capitolo 8 di The Intelligent Investor - Guida completa al Value Investing
2) Common Stocks and Uncommon Profits;
In molte occasioni Warren Buffett ha affermato che la sua strategia d'investimento è "85% Benjamin Graham e 15% Philip Fisher"; se con il libro The Intelligent Investor potrete apprendere la parte di Benjamin Graham, con il libro Uncommon Stocks and Uncommon Profits potrete apprendere la parte di Philip Fisher. Quest'ultimo è il padre del Growth Investing, e questo libro è il suo capolavoro. La strategia di Fisher consiste principalmente nell'acquistare aziende di alta qualità in forte crescita, con un management eccezionale, delle ottime prospettive future ed una forte posizione competitiva. Per individuare questo tipo di aziende, Fisher ha messo a punto un sistema di 15 criteri che ogni investitore dovrebbe considerare. Per un approfondimento ti consiglio i seguenti articoli: 15 suggerimenti dal padre del Growth Investing - I 6 ordinari segreti dietro le straordinarie performance di Philip Fisher - Cos'è il Growth Investing
3) Buffettology;
A mio parere questo è in assoluto il miglior libro mai scritto riguardo la strategia d'investimento di Warren Buffett. L'autore espone tutti i concetti fondamentali della strategia di Buffett, i quali possono essere suddivisi in due lezioni principali: come valutare un'azienda e come valutare il prezzo d'acquisto. Per quanto riguarda la prima lezione, l'autore spiega molto bene tutte le caratteristiche che un'azienda deve possedere per entrare nel portafoglio di Buffett: vantaggi competitivi, profittevole reinvestimento degli utili trattenuti, crescita dei profitti, prevedibilità, redditività. Per quanto riguarda la valutazione del prezzo d'acquisto, nel libro vengono esposti i metodi preferiti dall'oracolo di Omaha per determinare il valore intrinseco, decidere a quale prezzo un investimento è vantaggioso, e come comportarsi riguardo le fluttuazioni del mercato. Per un approfondimento vedi i seguenti articoli: Le nove regole d'oro di Warren Buffett. - Il metodo di Warren Buffett - Come Warren Buffett analizza il rendiconto economico
4) One Up On Wall Street;
Esistono poche persone che sono in grado di tenere testa a Warren Buffett; uno di questi è Peter Lynch, che durante la sua carriera come manager di un fondo d'investimento, è stato in grado di ottenere un rendimento di circa il 30% medio annuo per 20 anni di seguito. Nel libro One Up On Wall Street, Peter Lynch espone la strategia d'investimento che gli ha permesso di generare questi rendimenti straordinari. Il metodo di questo guru può essere così riassunto: puntare su azioni di aziende in forte crescita, acquistabili a prezzi ragionevoli. Il fulcro della strategia di Peter Lynch è la crescita dell'utile netto, insieme ad una forte condizione finanziaria ed un prezzo d'acquisto ragionevole. Per determinare se il prezzo d'acquisto è ragionevole o meno, Lynch utilizza il rapporto Prezzo/Utili ed il PEG. Per un approfondimento vedi: Come Peter Lynch ha realizzato il 30% annuo per 20 anni di seguito
5) The Essays of Warren Buffett;
L'oracolo di Omaha non ha mai scritto un libro di suo pugno riguardo la sua strategia d'investimento. Le uniche fonti di informazioni scritte direttamente da lui sono le lettere che ogni anno invia a tutti gli azionisti della sua azienda, la Berkshire Hataway. Tali lettere sono dei veri e propri capolavori di illuminismo finanziario; da esse si possono comprendere i concetti e le idee che stanno alla base della filosofia d'investimento di Warren Buffett. Il libro The Essays of Warren Buffett è una raccolta dei migliori estratti di queste lettere. Per un approfondimento vedi: Questi sono gli estratti più significativi delle lettere di Warren Buffett - Parte 1 - Questi sono gli estratti più significativi delle lettere di Warren Buffett - Parte 2
6) Common Sense On Mutual Funds;
L'autore di questo libro è Jhon C Bogle, fondatore di Vanguard Group (società d'investimenti che attualmente gestisce oltre 3 triliardi di dollari) ed ideatore dei fondi indicizzati. Bogle espone in modo illuminante i vantaggi dei fondi d'investimento indicizzati, ovvero quei fondi gestiti passivamente che sono in grado di riprodurre fedelmente l'andamento di un intero indice o listino azionario. L'autore dimostra come un portafoglio di fondi indicizzati genera un rendimento superiore rispetto alla maggior parte dei classici fondi d'investimento gestiti attivamente, il tutto con un minor rischio e delle commissioni molto inferiori. Anche Warren Buffett ha definito questo libro un must per ogni investitore; dopo aver letto questo libro, l'oracolo di Omaha ha affermato che per un investitore medio o un piccolo risparmiatore, i fondi indicizzati sono effettivamente la scelta migliore. Per capirne di più vedi Il miglior investimento in assoluto (secondo un uomo da 3 triliardi di $).
7) Value Investing: from Graham to Buffett and beyond;
Questo libro è un po più complesso, ma è davvero eccezionale. La prima parte è dedicata ad un'introduzione estremamente completa e particolareggiata sul Value Investing. Nella seconda parte l'autore espone i metodi per calcolare il valore intrinseco: vengono affrontati diversi argomenti, quali l'analisi del bilancio, i vantaggi competitivi, la prevedibilità, la crescita dell'azienda, la redditività. La terza ed ultima parte è dedicata alle strategie d'investimento di otto diversi investitori di fama mondiale. Sono convinto che questo sia assolutamente uno dei migliori libri mai scritti sul Value Investing.
Quelli che ho elencato in questo articolo sono solo alcuni dei migliori libri sull'investimento (analisi fondamentale e Value Investing). Essi sono un eccezionale punto di partenza, ma non bisogna fermarsi ad essi. Penso che se sei davvero motivato, troverai tutte le fonti di cui hai bisogno per sviluppare una strategia d'investimento eccezionale.
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giovedì 2 marzo 2017
Se nel 2009 avessi investito in queste 3 azioni, oggi saresti milionario
In questo articolo voglio darvi un assaggio degli straordinari profitti che si possono ottenere sul mercato azionario. Non parlo di speculazione, analisi tecnica, scalping, intraday o qualsiasi altro metodo orientato al breve e brevissimo periodo; tentare di prevedere come si muoveranno i mercati con un orizzonte temporale a breve termine non è un metodo sostenibile per approcciare i mercati finanziari. Il modo più redditizio e sostenibile per investire in azioni è attraverso l'analisi fondamentale, ovvero la valutazione delle reali caratteristiche, condizioni e prospettive economiche delle aziende quotate in borsa; l'orizzonte temporale all'interno del quale vanno effettuati questi investimenti è il lungo e lunghissimo periodo. L'obbiettivo è ottenere un apprezzamento del nostro capitale attraverso la crescita dell'economia reale. E' necessario ricordare che un titolo azionario non è un biglietto della lotteria; esso rappresenta una quota di partecipazione alla proprietà dell'azienda.
Se siamo in grado di valutare le aziende in modo appropriato, gli investimenti che ne derivano potranno portarci rendimenti straordinari.
Tutti sappiamo che il biennio 2008-2009 è stato uno dei periodi più neri della storia finanziaria mondiale. Sotto la pressione di investitori in panico, l'indice S&P 500 ha perso oltre il 50% del suo valore. In quella situazione caotica governata dalla paura, sono state poche le persone abbastanza coraggiose (o intelligenti) da acquistare azioni. Uno di questi era Warren Buffett; mentre tutti vendevano in preda al panico, l'oracolo di Omaha acquistava a mani basse enormi quantità di azioni a prezzi bassissimi. Uno dei titoli che ha acquistato è stato Bank of America, una banca che a causa della crisi (di cui, tra l'altro, era in buona parte colpevole) si trovava sull'orlo del fallimento. Il valore di borsa era crollato dai 52 dollari dell'ottobre 2007 a 3 dollari nel marzo 2009 e Buffett fu uno dei pochissimi abbastanza abili da acquistare le azioni Bank of America in quel periodo, forte delle sue convinzioni riguardo la solidità della banca. Oggi la quotazione tocca i 25,50$.
[Il grafico sottostante proviene dal sito amigobulls.com]
Se avessi investito nel marzo 2009, quando la quotazione ha toccato i 3$, avresti ottenuto un rendimento del 30% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Ciò significa 10.000$ sarebbero diventati oltre 84.000$; 50.000$ oggi varrebbero oltre 423.000$; e 100.000$ sarebbero quasi 850.000$, il tutto senza contare i dividendi.
Bank of America era un'azienda enorme sia prima della crisi che dopo la crisi. Ma ora consideriamo un'azienda che nel 2008 era ancora piccola e prettamente sconosciuta: Netflix Inc.
Investire in piccole aziende con grandi prospettive è una delle strategie più imitate, in quanto esse possono offrire rendimenti a dir poco straordinari. Sono molti gli investitori che tentano di diventare ricchi investendo in business molto piccoli, nella speranza che essi possano divenire aziende di grande successo. Questa è evidentemente una strategia molto rischiosa, ma bastano pochi investimenti ben fatti (anche solo uno) per renderti ricco. Un esempio è Netflix Inc (il seguente grafico proviene dal sito amigobulls.com):
Nel marzo 2009 (quando lo S&P 500 toccò il suo punto minimo), il prezzo di un'azione Netflix si aggirava intorno ai 5 dollari. Oggi la quotazione sfiora i 140 dollari. Ciò significa che acquistando nel marzo 2009 avresti ottenuto un rendimento di oltre il 50% medio annuo composto per otto anni di seguito fino ad oggi. Se avessi investito 10.000$ in Netflix nel marzo 2009, oggi il tuo capitale si sarebbe apprezzato ad oltre 280.000$. Se avessi investito 50.000$, oggi possiederesti oltre 1 milione e quattrocentomila dollari. E se avessi acquistato azioni Netflix per un valore di 100.000$, oggi sarebbero diventati oltre 2 milioni e ottocentomila dollari.
Vi ho presentato le performance messe a segno da due titoli azionari negli ultimi otto anni. Otto anni è un periodo di tempo relativamente lungo; ma la verità è che quando acquistiamo un titolo azionario dovremmo essere convinti di volerlo tenere in portafoglio per molto più tempo. Finché un'azienda genera ricchezza e redditività per i propri azionisti, non dovremmo mai venderne le azioni. Il nostro orizzonte temporale dovrebbe essere "per sempre", perché è solo così che si può sfruttare al massimo il principio dell'interesse composto. A sostegno delle mie asserzioni, vi propongo un terzo titolo azionario: Nike Inc.
Il titolo azionario della famosa azienda produttrice di scarpe sportive ha generato un rendimento di oltre 20% medio annuo composto dal giorno in cui è stata quotata fino ad oggi. Nel 1987 il prezzo di un'azione Nike era di appena venti centesimi di dollaro. Oggi, dopo 30 anni, la quotazione sfiora i 60 dollari (con un picco recente di 67 dollari). 10.000$ investiti in azioni Nike nel 1987, oggi sarebbero diventati ben 3 milioni e 45 mila dollari. 50.000$ investiti nel 1987 oggi avrebbero aumentato il loro valore fino a 15 milioni e 224 mila dollari. E 100.000$ oggi sarebbero aumentati di valore fino a raggiungere l'assurda cifra di 30 milioni e 500 mila dollari. Questo è il potere dell'interesse composto.
Nel grafico qui di seguito (dal sito amigobulls.com) potete osservare la performance del titolo Nike negli ultimi dieci anni:
Volete un'altro esempio? Se aveste investito 10.000$ in azioni Amazon nel 1997 (quando la quotazione si attestava a 1,50$), oggi possiedereste oltre 5 milioni e 600 mila dollari.
E' doveroso considerare che queste eccezionali occasioni non solo sono rare, ma anche molto difficili da individuare; forse nessuno è in grado di riconoscerle con precisione ed esattezza. Credo che alcune volte è necessario imparare ad apprezzare il ruolo che la fortuna ha in questo genere di cose. E' pur vero che un bravo investitore è in grado di compensare la ceca incertezza della fortuna con le certezze derivanti dalle sue conoscenze ed abilità; forse la bravura di un'investitore si vede proprio dalla sua capacità di eliminare la fortuna dell'equazione. Perché ogni battaglia deve essere già vinta in partenza.
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Come ridurre il rischio dell'investimento sfruttando a proprio vantaggio la volatilità del mercato
Una delle principali preoccupazioni per ogni investitore è quella di ridurre al minimo il rischio dell'investimento. In particolare, il principale rischio del mercato azionario è legato alle sue ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni; questa eccessiva volatilità è la prima fonte di rischio in un investimento sul mercato azionario. Pertanto, ogni investitore di borsa ha bisogno di sviluppare tecniche adatte ad estirpare per quanto possibile tale imprevedibilità dei titoli azionari.
Spesso siamo portati a considerare la volatilità come un ostacolo ai nostri obbiettivi d'investimento, in quanto essa accresce il rischio. Eppure non deve essere così. In questo articolo vi parlerò di una particolare tecnica di gestione del portafoglio che permette di diminuire il rischio dell'investimento proprio grazie alla tanto temuta volatilità. Ma come si fa a trasformare la volatilità in un vantaggio che possa garantirci maggiori certezze e minori rischi? Prima di rispondere voglio scrivere una piccola introduzione.
Generalmente la volatilità viene considerata come un nemico dell'investitore, il quale pertanto si impegna per cercare di estirparla completamente. Ovviamente, la volatilità non è estirpabile, pertanto molto spesso l'investitore si impegna in una battaglia inutile contro forze più grandi di lui che non potrà mai vincere. La cosa importante è riuscire a comprendere che la volatilità è una delle caratteristiche naturali del mercato azionario; cercare di imporsi forzatamente contro di essa non potrà mai dare buoni esiti. Se non possiamo battere la volatilità, allora cosa dobbiamo fare per diminuire il rischio dell'investimento? Semplicemente dobbiamo assecondare la volatilità. Dobbiamo accoglierla e sfruttarla a nostro vantaggio: è assurdo pensare di poter adattare il mercato azionario alle nostre necessità. Siamo noi investitori che dobbiamo adattarci al mercato azionario.
Il Dollar Cost Averaging (DCA) ci permette di assecondare la volatilità ed adattarci ad essa, diminuendo il rischio del nostro investimento. Questa tecnica di gestione del portafoglio ci da la possibilità di trasformare le ampie, ricorrenti ed imprevedibili fluttuazioni del mercato azionario in un vantaggio facilmente sfruttabile.
Il primo ad aver utilizzato la tecnica del DCA è stato Benjamin Graham, padre del Value Investing e mentore di Warren Buffett.
In molte occasioni Buffett ha affermato che la cosa migliore che si può fare in borsa è acquistare azioni in maniera costante sul lungo periodo, in modo da distribuire il rischio su un arco temporale maggiore. Con queste parole l'oracolo di Omaha si riferiva proprio al Dollar Cost Averaging.
Il DCA consiste nell'investire, ad intervalli regolari di tempo, la stessa somma di denaro per acquistare un particolare strumento finanziario. Gli intervalli di tempo possono essere di diversa entità: mensili, trimestrali, semestrali o annuali.
L'obbiettivo è distribuire il rischio esponendoci a condizioni di mercato diverse; è evidente che acquistare tutte le azioni che desideri in un singolo momento rappresenta un rischio maggiore, in quanto non puoi avere la certezza di stare effettivamente acquistando al prezzo più vantaggioso, né puoi essere a conoscenza delle condizioni di mercato che influenzeranno il tuo investimento. Magari ti stai proprio inserendo nel momento peggiore in assoluto e non lo sai. Il Dollar Cost Averaging permette di eliminare questa preoccupazione; attraverso il DCA ci inseriremo in più momenti, sperimentando diverse condizioni di mercato. Non avremo acquistato l'intero nostro pacchetto ad un singolo prezzo; l'avremo acquistato a tanti prezzi diversi, di cui possiamo calcolare la media.
Il vero vantaggio di questa tecnica consiste nel fatto che non è più necessario preoccuparsi di stare investendo nel momento giusto o sbagliato; non è necessario cercare di comprendere quando inserirsi e quando stare fuori.
Un'altra caratteristica tipica del Dollar Cost Averaging consiste nella possibilità di acquistare una maggiore quantità di azioni quando il prezzo è basso, ed una minor quantità quando il prezzo aumenta. Ciò permette di abbassare il prezzo medio d'acquisto, aumentando le nostre possibilità di profitto.
Ora facciamo un'esempio. Immaginiamo di voler investire 1000$ fissi ogni mese in uno strumento finanziario X (che può essere un singolo titolo azionario, un ETF o un fondo d'investimento). Assumiamo un periodo di 5 mesi; ogni inizio del mese effettuiamo il nostro acquisto ai seguenti prezzi di mercato:
Mese 1: 50$
Mese 2: 35$
Mese 3: 27$
Mese 4: 38$
Mese 5: 52$
Ogni inizio del mese investiamo esattamente 1000$. E' logico che quando il prezzo è più basso potremo acquistare un maggior numero di azioni rispetto a quando il prezzo è più alto. Vediamo.
Mese 1: 1000$/50$ = 20 azioni acquistate
Mese 2: 1000$/35$ = 28,57 azioni acquistate
Mese 3: 1000$/27$ = 37,03 azioni acquistate
Mese 4: 1000$/38$ = 26,31 azioni acquistate
Mese 5: 1000$/52$ = 19,23 azioni acquistate
In totale avremo acquistato circa 131,14 azioni. Calcolando la media ponderata, scopriamo che il prezzo medio d'acquisto è 38,12$. Considerando che il prezzo attuale (al mese 5) è di 52$, possiamo vantare un ottimo profitto. Se avessimo investito l'intera somma (5000$) in un singolo momento, avremo potuto ottenere un profitto maggiore così come un profitto minore; ma visto che nessuno è in grado di prevedere come si muoveranno le quotazioni, il metodo del Dollar Cost Averaging permette di accrescere le nostre certezze.
E' importante considerare che il DCA non elimina il rischio dell'investimento; può solo contribuire ad attenuarlo.
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martedì 28 febbraio 2017
Warren Buffett: "Attualmente non c'è alcun rischio bolla sul mercato. I prezzi delle azioni sono bassi e sottovalutati"
Il mercato azionario Usa è chiaramente sopravvalutato. Attualmente i prezzi delle azioni non riflettono le reali condizioni economiche delle aziende quotate. L'eccessivo ottimismo che negli ultimi periodi ha pervaso il mercato ha spinto le quotazioni a livelli insostenibili. Siamo in una bolla speculativa ed essa sta per scoppiare, la borsa non può salire all'infinito se non è sostenuta dall'economia reale.
Da oramai oltre un anno, le affermazioni che ho elencato qui sopra si sentono sempre più spesso. Gran parte degli investitori in tutto il mondo sono convinti che attualmente il mercato azionario statunitense è vicino al suo picco massimo, il quale sarà seguito da una fase ribassista. E' fisiologico.
E' di alcuni giorni fa la notizia uscita sul Sole 24 Ore secondo cui il 78% dei gestori considera il listino Usa chiaramente sopravvalutato. Ma cosa significa sopravvalutato? Significa semplicemente che i prezzi delle azioni non riflettono le reali condizioni e caratteristiche economiche attuali delle aziende quotate, pertanto ci si aspetta una fase ribassista che riporti le quotazioni a livelli ragionevoli. Ma cosa ha spinto le quotazioni a livelli così sopravvalutati? Possiamo individuare principalmente due cause:
1) la crescita dell'inflazione; quest'ultima tende a sfavorire il mercato obbligazionario. Di conseguenza i capitali si spostano verso il mercato azionario per mancanza di alternative. Tuttavia quanto può durare questa situazione? Dopotutto il mercato obbligazionario oggi è reduce da una fase rialzista che dura da decenni; inoltre, secondo molte stime basterebbe che il rendimento dei bond governativi a dieci anni toccasse la soglia del 3,5-4% ed il mercato azionario rischierebbe una pesante fase ribassista, in quanto i capitali tenderebbero a spostarsi maggiormente verso le obbligazioni.
2) Le promesse di Donald Trump; gli stimoli fiscali ed i tagli alle tasse che quest'ultimo ha promesso, potrebbero generare una forte crescita dei profitti aziendali. Tuttavia, secondo molti analisti questa crescita dei profitti (ancora comunque molto incerta) è stata già scontata dagli attuali prezzi di mercato.
Dall'inizio di novembre i piccoli risparmiatori sono stati pervasi da un irrefrenabile ottimismo. Il problema è che questo ottimismo ha spinto il mercato a livelli chiaramente sopravvalutati, il che è pericoloso.
Ma come facciamo a capire se i prezzi di mercato sono sopravvalutati o meno rispetto alle reali condizioni economiche (e quindi al reale valore) delle aziende corrispondenti? Generalmente si guarda al rapporto Prezzo/Utili. Quest'ultimo è il rapporto tra il prezzo di un titolo e l'utile per azione corrispondente (l'utile per azione si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni circolanti, in modo da capire quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti aziendali vengono corrisposti agli azionisti sotto forma di dividendi). Ad esempio un rapporto Prezzo/Utili di 15 significa che il prezzo di un titolo azionario è pari a 15 volte l'utile per azione. Qui di seguito vi mostro l'andamento del rapporto Prezzo/Utili medio dell'indice S&P 500 (dal sito multpl.com).
Attualmente il rapporto Prezzo/Utili dello S&P 500 è di oltre 26. Il che è abbastanza alto se pensate che generalmente ogni valore superiore a 15 è considerato sopravvalutato. In base ai dati storici possiamo facilmente ricavare che ogni qualvolta il rapporto Prezzo/Utili ha superato quota 20, il mercato è andato incontro ad una fase ribassista (in modo da riportare le quotazioni a livelli ragionevoli). Senza dubbio il valore attuale è ampiamente superiore alla media storica; tutto ciò è preoccupante se consideriamo che (come dice Jhon C Bogle) la regola di ferro dei mercati azionari è proprio il ritorno alla media. Analizzando il grafico soprastante possiamo notare che dopo il 1980/81, il rapporto Prezzo/Utili ha iniziato una salita verso livelli mai raggiunti prima. Perché? In parte a causa della famosa bolla delle Dot-com. Ma possiamo ragionevolmente teorizzare un'ulteriore causa: il ribasso dei rendimenti obbligazionari. Il seguente grafico (dal sito tradingeconomics.com) mostra come si è mosso il rendimento dei titoli di stato Usa dal 1912 ad oggi:
E' estremamente evidente come dal 1981 fino ad oggi i rendimenti non hanno fanno altro che scendere costantemente. E con le obbligazioni che rendono sempre meno, ne deriva che sempre più capitali si spostano verso le azioni in cerca di maggiori rendimenti. Ciò avrebbe portato il rapporto Prezzo/Utili a livelli sempre più alti.
Tutto ciò che vi ho spiegato sarà utile per comprendere meglio le recenti affermazioni di Warren Buffett.
In una recente intervista alla CNBC, l'oracolo di Omaha non solo ha affermato che non c'è alcun rischio bolla sul mercato azionario; ha addirittura detto che attualmente i prezzi delle azioni sono piuttosto bassi e sottovalutati. Il motivo di ciò sarebbe da ricercare nel rendimento estremamente basso legato ai titoli di stato Usa (circa 2,3% per quello decennale). Se il rendimento delle obbligazioni governative salisse, le azioni diverrebbero più dispendiose; in particolare, se il rendimento raggiungesse quota 7-8% annuo, i prezzi delle azioni sarebbero estremamente alti.
E' facile comprendere l'idea che sta alla base di queste affermazioni: se il rendimento dei titoli di stato è troppo basso, sempre più capitali si spostano verso il mercato azionario per cercare di ottenere rendimenti più alti. Ma esattamente qual'è la relazione o il calcolo che lega il prezzo delle azioni con il rendimento dei titoli di stato? Come fa Buffett a valutare se il prezzo di un'azione è sottovalutato o sopravvalutato basandosi sul rendimento dei titoli di stato? Per rispondere è necessario introdurre alcune precisazioni.
Uno dei concetti che stanno alla base del Value Investing (vedi Guida completa al Value Investing; essa è la strategia utilizzata da Warren Buffett) sostiene che molto spesso i prezzi di mercato delle azioni non riflettono le reali condizioni economiche (e quindi il reale valore) delle aziende quotate; i prezzi di mercato possono essere sottovalutati o sopravvalutati rispetto al reale valore delle aziende corrispondenti. Ma come facciamo ad effettuare questi tipo di valutazione? Come facciamo a capire se il prezzo di un titolo è alto o basso rispetto alle reali caratteristiche economiche dell'azienda? Ci sono principalmente due metodi per effettuare questa analisi.
Il primo metodo consiste nell'analizzare valori come il rapporto Prezzo/Utili (che ho già introdotto all'inizio dell'articolo), il rapporto Prezzo/Patrimonio Netto, il rapporto Prezzo/Fatturato, il PEG.
Questi valori sono di fondamentale importanza, ma per comprendere le affermazioni di Warren Buffett è necessario concentrarci su un altro metodo di valutazione, ovvero quello basato sul calcolo del Valore Intrinseco. Definiamo valore intrinseco un valore che rifletta le reali condizioni e caratteristiche economiche dell'azienda in questione. Se il prezzo è inferiore al valore intrinseco, il titolo è sottovalutato; se il prezzo è superiore al valore intrinseco, il titolo è sopravvalutato. Ci sono diversi modi per calcolare questo numero, ma ora ci concentreremo sul metodo preferito da Warren Buffett; ciò ci permetterà di comprendere perché, secondo lui, attualmente i prezzi delle azioni sono sottovalutati. Potremmo definire questo metodo come "Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative". Esso corrisponde semplicemente all'ammonto di denaro che è necessario investire in titoli di stato in un dato anno per ottenere lo stesso rendimento che il titolo azionario fornirebbe sotto forma di utile per azione. L'utile per azione (abbreviato in EPS) si ottiene dividendo l'utile netto totale per il numero totale delle azioni circolanti, in modo da capire quanto utile netto corrisponde ad ogni azione; non va confuso con i dividendi, in quanto non tutti i profitti aziendali vengono corrisposti agli azionisti sotto forma di dividendi. Può sembrare azzardato utilizzare nel calcolo l'intero utile per azione, visto che esso non viene mai interamente corrisposto agli azionisti; in realtà tale pratica è giustificata da valide argomentazioni che esporrò in un altro articolo. Per ora mi limiterò a dirvi che ai fini della sua strategia, Warren Buffett considera l'intero utile per azione come un reale profitto; ciò significa che se l'EPS di un titolo è pari a 5$, la sua opinione è di aver appena guadagnato 5$. Può sembrare molto strano, ma in teoria è un metodo valido.
Ma ora torniamo al Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative. Tutto ciò che Warren fa per calcolare il valore intrinseco è dividere l'EPS per l'attuale tasso di rendimento dei titoli di stato. Consideriamo un titolo azionario X, scambiato ad un prezzo di 60$, con un utile per azione pari a 5$. Immaginiamo che il rendimento dei titoli di stato decennali è pari al 10% annuo. Ora facciamo il calcolo: 5$ (utile per azione) diviso 0.10 (rendimento dei titoli di stato (10%) adeguato al calcolo), da un risultato relativo di 50$. Quest'ultimo è il valore intrinseco del nostro titolo azionario X. Ciò significa semplicemente che investendo 50$ in titoli di stato, al tasso di rendimento attuale (10%) otterrei 5$ di interessi. Detto in altre parole, i 5$ di utile per azione corrispondono al 10% di 50$. Inoltre, è evidente che in questo modo il prezzo del titolo azionario (60$) è sopravvalutato rispetto al valore intrinseco (50$). Ciò accade perché abbiamo considerato il caso in cui il rendimento dei titoli di stato è del 10%. Ma ora rifacciamo il calcolo utilizzando l'attuale rendimento dei titoli di stato (febbraio 2017), ovvero il 2,3%: 5$ (utile per azione) diviso 0.02 (rendimento dei titoli di stato (circa il 2%) adeguato al calcolo), da un risultato di 250$. Ciò significa che il Valore Intrinseco ora è di 250$, molto superiore ai 50$ ottenuti quando il rendimento dei titoli di stato era del 10%. E rispetto ai 250$ di valore intrinseco, il prezzo del titolo azionario X (60$) ora appare molto sottovalutato.
Ora riuscite a capire perché secondo Warren Buffett con dei tassi d'interesse così bassi i titoli azionari sono da considerare sottovalutati?
Dall'esempio che ho appena esposto possiamo facilmente comprendere che più il rendimento delle obbligazione governative è basso, maggiore è il valore intrinseco dei titoli azionari. Oggi il rendimento dei titoli di stato Usa è molto basso; pertanto il Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative è mediamente molto alto, addirittura più alto delle attuali quotazioni del mercato azionario. Ne deriva che i prezzi dei titoli azionari sono piuttosto sottovalutati.
Insomma, il rendimento offerto da qualsiasi strumento finanziario è sempre un qualcosa di relativo. In questo caso stiamo valutando il rendimento dei titoli azionari in relazione a quello offerto delle obbligazioni governative, in quanto quest'ultime sono da sempre la principale alternativa al mercato azionario. E con dei titoli di stato che rendono così poco, le azioni appaiono sempre come l'alternativa più redditizia; ciò sposta i capitali verso il mercato azionario, il quale di conseguenza può apparire insostenibilmente sopravvalutato.
Warren Buffett ha aggiunto che la migliore cosa da fare è acquistare azioni in modo costante sul lungo periodo, in modo da distribuire il rischio. Inoltre "Faresti un terribile errore a rimanere fuori dal gioco per molto tempo pensando di aspettare un periodo migliore per entrare".
E' importante considerare che il metodo di valutazione del valore intrinseco esposto in quest'articolo non rappresenta assolutamente l'unica variabile da prendere in considerazione nell'analisi del prezzo di un titolo.
Il Valore Intrinseco Relativo alle Obbligazioni Governative è solo una variante dell'Earnings Power Value (EPV); vedi Come calcolare il Valore Intrinseco (Earnings Power Value).
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domenica 26 febbraio 2017
Come calcolare il Valore Intrinseco (Earnings Power Value)
Il metodo più famoso ed utilizzato per calcolare il valore intrinseco è il Discounted Cash Flow (vedi Un semplice esempio per comprendere il Discounted Cash Flow per capire di cosa si tratta attraverso un semplice esempio). Tuttavia tale metodo ha un problema fondamentale: per metterlo in pratica è necessario prevedere i futuri flussi di cassa dell'azienda. Il DCF lascia evidentemente spazio a molti errori, in quanto i futuri risultati di un business sono spesso imprevedibili. Pertanto sarebbe utile accompagnare il Discounted Cash Flow ad un altro metodo basato su maggiori certezze. La soluzione è l'Earnings Power Value (EPV); questo metodo non richiede previsioni e proiezioni nel futuro per essere calcolato. L'EPV da maggiore importanza ai dati attuali; in particolare tutto ciò che ci serve per calcolarlo sono: 1) l'attuale utile netto che l'azienda è in grado di generare e 2) Un tasso di sconto. Esso si basa principalmente sull'assunto che i flussi di cassa dell'azienda (o i profitti) rimarranno costanti per un periodo di tempo indefinito. Esso è semplicemente il rapporto tra i profitti netti totali ed il tasso di sconto. Il tasso di sconto non è nient'altro che la percentuale di rendimento annuo che un investitore medio pretende di ottenere sul suo investimento. Per ottimizzare questo metodo è possibile utilizzare altre figure piuttosto che i profitti netti totali dell'azienda; l'obbiettivo è quello di utilizzare un valore che rispecchi la quantità di denaro che un ipotetico proprietario ricaverebbe dalla sua azienda una volta tolte tutte le spese. Pertanto possiamo sostituire i profitti netti totali con il Free Cash Flow, in quanto quest'ultimo rappresenta una stima ragionevolmente accurata del flusso di cassa distribuibile. Ora che abbiamo capito come si calcola, andiamo oltre.
In un articolo precedente (vedi Come calcolare il Valore Intrinseco secondo il padre del Value Investing) avevo spiegato un ulteriore metodo per calcolare il valore intrinseco: il Valore di Riproduzione (Reproduction Value). Quest'ultimo corrisponde al costo che un'ipotetica nuova azienda concorrente deve sopportare per riprodurre fedelmente le stesse attività dell'azienda che stiamo valutando. Quanto deve spendere un concorrente per acquistare (nel modo più efficiente possibile) gli stessi Asset e beni di cui dispone l'azienda che stiamo analizzando? Se quest'ipotetica nuova azienda concorrente vorrebbe riprodurre fedelmente la nostra azienda, quanto gli costerebbe? Questo è il costo di riproduzione. Questo metodo di valutazione ha però un grosso problema: non può essere assolutamente applicato ad aziende che possiedono vantaggi competitivi, in quanto quest'ultimi non sono riproducibili.
Ora, qui di seguito voglio spiegare l'Earnings Power Value con un esempio molto importante nel quale parlerò anche del costo di riproduzione.
Immaginiamo un'azienda X che ogni anno da ormai molto tempo genera un profitto netto pari a 5 milioni di dollari. Calcoliamo l'EPV: il rapporto tra i 5 milioni di utile ed il tasso di sconto del 10% da un risultato relativo di 50 milioni di dollari. Ciò significa semplicemente che i 5 milioni di utile corrispondono al 10% di 50 milioni; quest'ultimo sarà il nostro valore intrinseco. Tutto ciò che abbiamo fatto è capire che cifra devo investire (50 milioni) per ottenere il rendimento che desidero sul mio investimento (10%). Ora supponiamo che il costo di riproduzione degli Asset dell'azienda sia di 20 milioni di dollari. E' evidente la discrepanza tra l'Earnings Power Value (in base al quale il valore intrinseco corrisponde a 50 milioni) ed il Reproduction Value (in base al quale il valore intrinseco corrisponde solo a 20 milioni). Ora supponiamo che l'azienda X sia quotata in borsa ed il suo valore di mercato corrisponde a 75 milioni di dollari. Qualsiasi potenziale azienda concorrente sarà ovviamente attirata dal fatto che un'azienda con un EPV di 50 milioni possa produrre una capitalizzazione di mercato pari a 75 milioni. Qualsiasi imprenditore o uomo d'affari può comprendere che con un investimento di soli 20 milioni (costo di riproduzione) può creare un'azienda che produca ogni anno un profitto netto di 5 milioni di dollari, con un rendimento esorbitante pari al 25% annuo. Così moltissimi uomini d'affari ed imprenditori prendono l'occasione al volo e cominciano a riprodurre la nostra azienda X al costo di riproduzione, con l'obbiettivo di ottenere questo straordinario 25% (un rendimento molto in eccesso rispetto al tasso di sconto del 10%, il quale corrisponde al rendimento che un qualsiasi investitore o uomo d'affari medio pretende ragionevolmente di ottenere quando investe il proprio denaro); cosa succederà? Semplicemente aumenterà considerevolmente la concorrenza. Ora immaginiamo che nessuna di queste aziende (compresa lo nostra azienda X) possiede vantaggi competitivi che le possa differenziare dalla concorrenza. Ciò crea un ambiente altamente competitivo in cui vince chi offre il proprio prodotto al prezzo più basso. Questa guerra al ribasso dei prezzi diminuisce la redditività ed i margini di profitto di tutte le aziende coinvolte, compresa la nostra azienda X. Immaginiamo quindi che in seguito a tutto ciò il profitto netto dell'azienda X scende a 4 milioni di dollari. Ciò significa che l'Earnings Power Value sarà pari a 40 milioni, in quanto 4 milioni corrispondono al 10% di 40 milioni. Ma il costo di riproduzione è rimasto comunque a 20 milioni; ciò significa che tra l'EPV ed il costo di riproduzione c'è ancora discrepanza (20 milioni di differenza). Ne deriva che ai tanti imprenditori sembrerà ancora un ottimo affare riprodurre la nostra azienda X al solo costo di riproduzione, in quanto un investimento di 20 milioni (costo di riproduzione) produce un rendimento del 20% (ancora molto in eccesso rispetto alla media). Pertanto la concorrenza all'interno del settore continuerà ad aumentare, con conseguente diminuzione di redditività e margini di profitto. A meno che non riesca a differenziarsi dalla concorrenza, l'azienda X continuerà a perdere profitti.
Questo aumento della concorrenza continuerà fino a quando la discrepanza tra Earnings Power Value ed Reproduction Value non scomparirà, cioè quando EPV e costo di riproduzione diverranno uguali. Perché? Risposta: perché quando l'EPV sarà pari a 20 milioni (e quindi l'utile netto sarà pari a 2 milioni di dollari), ovvero lo stesso valore del costo di riproduzione, un ipotetico nuovo imprenditore potrà ottenere solo un rendimento del 10%, che qui stiamo considerando come il rendimento medio che ogni investitore o uomo d'affari si aspetta ragionevolmente di ottenere da qualsiasi altro investimento simile.
Per capire meglio, immaginiamo che l'utile netto totale scenda a 2 milioni di dollari; di conseguenza, l'Earnings Power Value (sempre utilizzando un tasso di sconto del 10%) sarà pari a 20 milioni. Quest'ultimo valore è uguale al costo di riproduzione. Ciò significa che ora un ipotetico imprenditore che voglia inserirsi nel settore (diventando così concorrente dell'azienda X), investendo 20 milioni (costo di riproduzione necessario a riprodurre le stesse attività dell'azienda X) avrà un rendimento sul suo investimento pari a solo il 10% (poiché il profitto netto è sceso a soli 4 milioni di dollari). Il 10% non è più un rendimento straordinario o superiore alla media (come il 25% o il 20%); è un rendimento semplicemente nella media, e di conseguenza non ci saranno più molti imprenditori e uomini d'affari tanto interessati a riprodurre l'azienda X, perché da tale investimento non otterrebbero un profitto particolarmente straordinario. Ne deriva che la situazione si stabilizzerà.
Tutta la situazione che vi ho descritto nell'esempio soprastante si basa sull'assunto che nessuna azienda (compresa la nostra azienda X) possiede vantaggi competitivi grazie ai quali possa differenziarsi dalla concorrenza; qualsiasi nuova azienda può inserirsi nel settore e competere alla pari con tutte le altre. Basta il solo costo di riproduzione e chiunque può entrare nel business e competere ad armi pari: tutte le aziende sono sullo stesso livello, poiché nessuna è in grado di differenziarsi. Come già specificato, in questa situazione vince chi offre il prezzo più basso; ciò causa una guerra al ribasso dei prezzi che diminuisce la redditività ed i margini di profitto di tutte le aziende coinvolte.
Ma ora stravolgiamo la situazione. Immaginiamo che l'azienda X in realtà possiede degli importanti vantaggi competitivi durevoli che le permettono di differenziarsi dalla concorrenza ed operare su un altro livello. Sappiamo che un vantaggio competitivo è davvero tale solo se non è riproducibile in alcun modo. Cosa ne deriva? Ebbene, vi ricordate gli imprenditori attirati dall'idea di poter ottenere 5 milioni di profitto annuo investendo solo 20 milioni (costo di riproduzione necessario a riprodurre fedelmente le attività dell'azienda X), con rendimento straordinario del 25% annuo? Ora non potrebbero più farlo, perché i vantaggi competitivi grazie ai quali l'azienda X ottiene dei rendimenti così alti non sono riproducibili. Non esiste un costo di riproduzione al quale un'ipotetica azienda concorrente può riprodurre i vantaggi competitivi. Gli imprenditori e gli uomini d'affari non saranno più attirati dal riprodurre l'azienda X, in quanto ciò che permette di ottenere quel rendimento così superiore alla media non è riproducibile. Nessuna nuova azienda che vuole inserirsi nel settore potrà mai competere alla pari con l'azienda X; quest'ultima sarà sempre avvantaggiata. Di conseguenza, nessun imprenditore potrà mai sperare di ottenere 5 milioni all'anno con un investimento di soli 20 milioni (costo di riproduzione). Gli imprenditori e gli uomini d'affari si terranno alla larga. Insomma, i vantaggi competitivi fungono da "barriere all'ingresso" che trattengono potenziali nuove aziende concorrenti dall'inserirsi nel settore; semplicemente, la concorrenza viene scoraggiata.
Da tutto ciò possiamo dedurre che quando l'Earnings Power Value eccede permanentemente il Reprodution Cost degli Asset, vuol dire che l'azienda in questione sta beneficiando di vantaggi competitivi.
Per capirne di più riguardo i vantaggi competitivi vedi Come identificare le azioni eccellenti - i vantaggi competitivi.
L'Earnings Power Value (EPV) è solo uno dei tanti metodi per calcolare il valore intrinseco. Qui di seguito ne propongo alcuni ugualmente eccezionali che ogni investitore dovrebbe considerare:
Discounted Cash Flow >>> Un semplice esempio per comprendere il Discounted Cash Flow
Valore degli Asset >>> Come calcolare il Valore Intrinseco secondo il padre del Value Investing
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sabato 25 febbraio 2017
Questa è la differenza fondamentale tra ricchi e poveri
Molti di voi avranno sentito parlare del libro "Padre Ricco Padre Povero: Ciò che i ricchi insegnano ai loro figli sul denaro che i poveri e la classe media non insegnano" di Robert Kiyosaki, uno dei libri più famosi ed apprezzati nel campo della crescita personale. Qui di seguito vi propongo dei miei personali commenti riguardo quelli che ritengo siano i concetti fondamentali di questo bestseller mondiale.
L'autore sostiene che i poveri e la classe media spesso non sanno gestire le proprie finanze perché non hanno ricevuto un'educazione finanziaria adeguata. Robert Kiyosaki è convinto che è possibile insegnare come fare soldi; nel tentativo di diffondere tali conoscenze sul denaro, l'autore racconta la sua personale esperienza. Robert ha avuto la fortuna di essere cresciuto sotto l'influenza di due figure paterne: uno è il suo padre biologico, l'altro è uno stretto amico di quest'ultimo. Il padre biologico rappresenta il povero (o comunque un membro della classe media) che non ha idea di come si diventi ricchi, in quanto non ha mai avuto un'educazione adeguata in campo finanziario. L'amico del padre biologico rappresenta il ricco (imprenditore di successo), da cui Kiyosaki ottiene quella cultura finanziaria di cui la maggior parte della persone è priva.
Kiyosaki scopre che la ricchezza deriva dalla capacità di crearsi una serie di rendite finanziarie. Ma cosa si intende per rendita finanziaria? Lo spiego di seguito introducendo un concetto fondamentale.
La differenza principale tra ricchi e poveri è che i ricchi conoscono la differenza tra attività e passività. Un'attività o attivo è qualsiasi cosa che generi denaro; semplice no? Qualsiasi bene che generi un continuo flusso di denaro è da considerarsi un'attivo. Il problema è che la maggior parte delle persone pensa che ogni bene di un certo valore in proprio possesso è da considerarsi un'attività. Ad esempio, la maggior parte delle persone considera la propria abitazione o la propria macchina come un'attivo; secondo Robert la casa o la macchina non sono assolutamente degli attivi. Esse non generano alcun profitto. Questi beni sono accompagnati solo da spese e tasse, pertanto sono da considerarsi come passività. Se vogliamo utilizzare una metafora aziendale, potremmo considerare questi beni (ad esempio la casa o la macchina) come spese in conto capitale o capital expenditures: esse sono solo delle spese che riducono la redditività senza tuttavia generare alcun profitto o vantaggio. Possiamo quindi dedurre che le passività sono tutte quelle cose che generano solo spese, fanno perdere soldi, e comunque non producono alcun profitto. Il problema è che la maggior parte delle persone prive di cultura finanziaria sono orientate ad acquisire solo passività (che sia una bella macchina nuova, un nuovo televisore, una borsa costosa o qualsiasi altro bene che non genera denaro, bensì te lo fa perdere attraverso spese varie, costi ricorrenti e tasse). Ciò crea una ricchezza solo apparente, in quanto tutto ciò che in realtà possiedi sono passività; tale situazione non è assolutamente sostenibile. Per creare vera ricchezza è necessario acquisire una serie di attivi che generano denaro e lavorano al posto tuo. Ricordiamoci: qualsiasi bene che genera un flusso di denaro superiore alle spese, è da considerarsi un attivo. Il problema dei poveri e della classe media è che essi sono mossi dal desiderio consumistico di acquistare unicamente passività.
Insomma, secondo Kiyosaki il denaro è ben speso solo quando genera altro denaro. Esempi di attivi che generano flussi di denaro sono: attività imprenditoriali, strumenti finanziari come azioni ed obbligazioni, beni immobiliari adeguatamente impiegati per generare profitti e qualsiasi altro tipo di investimenti. Questi attivi sono le principali fonti di denaro per i ricchi; buona parte di questo denaro andrà impiegato per acquisire nuovi attivi, generando così una sorta di circolo virtuoso potenzialmente infinito basato sul principio dell'interesse composto.
I poveri hanno generalmente una sole fonte di denaro, ovvero il proprio lavoro. Il problema è che i poveri e la classe media impiegano il denaro guadagnato solo per acquistare e mantenere passività. Inoltre, molto spesso i poveri acquistano passività credendo di stare facendo un buon investimento (ne è un'esempio l'acquisto della propria abitazione).
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